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Acqua limitata, come salvare il giardino?
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Ats
6 ore fa
Secondo Stéphane Constantin del vivaio Constantin di Martigny, molti aspetti si decidono in anticipo: già in fase di progettazione si dovrebbe integrare un sistema di irrigazione e scegliere specie resistenti alla siccità e al vento

Avete un giardino o delle piante sul balcone, ma il vostro Comune ha limitato o vietato l'uso dell'acqua per l'irrigazione e l'innaffiatura. Ecco alcuni consigli per evitare che la vegetazione si secchi. Quest'anno in Svizzera un'ondata di caldo segue l'altra; ciò porta a una siccità prolungata. Per questo motivo, numerosi Comuni hanno limitato o addirittura vietato l'uso dell'acqua per la cura dei giardini privati. Una decisione che può vanificare le tante ore di lavoro investite. Ma quali alternative ci sono? Per Stéphane Constantin del vivaio Constantin di Martigny (VS), molte cose si decidono in anticipo: già in fase di progettazione del giardino si dovrebbe integrare un sistema di irrigazione e scegliere specie resistenti alla siccità e al vento. Esistono anche semi da prato più forti rispetto, ad esempio, a un prato ornamentale. I Comuni dovrebbero inoltre migliorare le infrastrutture per sfruttare al meglio il sistema di irrigazione e sostituire l'acqua potabile. La soluzione migliore, però, secondo Constantin è disporre di un proprio sistema di raccolta dell'acqua piovana: con cisterne da 1.500 a 2.000 litri è possibile irrigare un giardino per diverse settimane.

Quali piante hanno la priorità?

In caso di forti limitazioni «bisogna concentrarsi sull'essenziale e salvare la vegetazione», spiega lo specialista. La priorità va data ad alberi e arbusti, in particolare agli alberi giovani di età compresa tra i tre e i cinque anni. Questi, secondo Constantin, sono i più costosi da sostituire. Seguono le piante in vaso, che si seccano molto rapidamente. Vengono poi le piante perenni, le rose e i fiori. È importante rimuovere i fiori appassiti, affinché l'arbusto possa concentrarsi sulla propria sopravvivenza. L'orto è di norma l'area più sensibile, anche se spesso lì è ancora consentito annaffiare. Ci si dovrebbe quindi concentrare sulle piante che danno ancora frutto e raccogliere rapidamente frutta e verdura. Il prato ha la priorità più bassa. Anche se è ingiallito non è morto: entra in una fase di riposo e tornerà verde con la pioggia.

Come si possono ridurre le perdite?

Innanzitutto, il suolo dovrebbe presentare un elevato contenuto di sostanze organiche. «Un suolo vivo è resistente e, di conseguenza, l'acqua è più facilmente accessibile a tutti», spiega Alexandre Monod dell'Alta scuola di paesaggistica, ingegneria e architettura di Ginevra (HEPIA). I terreni poveri di sostanze organiche, più compatti, meno aerati e porosi, consentono all'acqua di infiltrarsi e di essere assorbita con minore efficacia. Se è consentita un'irrigazione d'emergenza è preferibile innaffiare in profondità piuttosto che spesso ma solo in superficie, aggiunge Monod. Ciò stimola le radici a crescere ancora più in profondità. «Fare in questo modo è meglio di un'irrigazione a gocce di pochi minuti al giorno». È inoltre importante innaffiare la sera e in modo mirato. In questo modo, le piante hanno la possibilità di reidratarsi: respirano e riaprono i loro stomi, microscopici pori presenti nell'epidermide (soprattutto sulle foglie) che regolano gli scambi gassosi e la traspirazione.

Quali piante resistono meglio al caldo?

È consigliabile selezionare con cura le piante da giardino: alcune specie sono meno sensibili al caldo rispetto ad altre. È il caso di quelle mediterranee come il rosmarino, la lavanda, la salvia e il timo. Anche l'achillea, la gaura, la nepeta, la malva e l'echinacea sono piante perenni che tollerano bene le temperature elevate. Pure gli olmi e i lecci resistono bene al caldo. Secondo Monod, in futuro alcuni arbusti che richiedono troppa acqua scompariranno dai giardini e saranno sostituiti da specie meglio adatte alle nuove condizioni.