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Svizzera
“Accordo quadro solo con soluzione sui tre punti”
Frame da video della Commissione Europea
Frame da video della Commissione Europea
Keystone-ats
5 anni fa
Il presidente della Confederazione ha annunciato che il Consiglio federale firmerà l’accordo con l’UE solo con delle soluzioni sulla protezione dei salari, cittadinanza europea e aiuti di stato: “Abbiamo già fatto importanti compromessi”

Il Consiglio federale firmerà l’accordo quadro con l’UE solo se si troveranno soluzioni ai tre punti ancora in sospeso, vale a dire la protezione dei salari, la direttiva sulla cittadinanza europea e gli aiuti di Stato. Il presidente della Confederazione Guy Parmelin lo ha ribadito ai media questa sera a Berna.

“Serve equilibrio per accettare l’accordo”
La Svizzera ha fatto importanti compromessi, ha aggiunto il ministro dell’economia dopo aver incontrato i membri delle commissioni di politica estera del Consiglio nazionale e del Consiglio degli Stati insieme al ministro degli esteri Ignazio Cassis. È necessario un risultato equilibrato perché l’accordo sia accettato, ha aggiunto.

Cassis: “Controproposte insufficienti”
Finora l’UE non è stata disposta a fare eccezioni e le controproposte non sono sufficienti, ha detto Ignazio Cassis. La Svizzera ha fatto concessioni sulla ripresa del diritto europeo, il ruolo della Corte di giustizia europea nella risoluzione dei conflitti e la clausola della ghigliottina.

Stallo su libera circolazione e misure di accompagnamento
I colloqui con l’UE per un accordo quadro istituzionale sono in stallo sulla libera circolazione delle persone e le misure di accompagnamento, ha dichiarato il ministro degli Esteri. La Svizzera intende la libera circolazione delle persone come la libera circolazione dei lavoratori e delle loro famiglie, mentre per l’UE significa la libera circolazione di tutti i cittadini dell’UE, ha aggiunto.

“La seconda differenza sta nella diversa interpretazione delle misure del diritto del lavoro”, ha continuato Cassis. Senza aggiustamenti da parte dell’UE su questi due punti, un accordo quadro istituzionale non sarebbe in grado di ottenere il sostegno di una maggioranza, ha sottolineato il consigliere federale ticinese.

“Abbiamo presentato proposte concrete all’UE”, ha continuato Cassis. Il prossimo passo sarebbe ora quello di consultare i cantoni. Il Consiglio federale farà poi una valutazione complessiva.

Proseguire i negoziati
Le Commissioni di politica estera del nazionale e degli Stati a maggioranza chiedono che i negoziati sull’accordo quadro proseguano, nonostante il nulla di fatto di venerdì scorso tra l’Ue e la Svizzera.

La Commissione del Nazionale (CPE-N) , con 17 voti a 8, ha espresso la volontà di sostenere il Consiglio federale nei suoi suoi sforzi volti a raggiungere un compromesso con Bruxelles. Le discussioni vanno intensificate a livello politico, ha dichiarato la presidente Tiana Moser (Verdi liberali/ZH) dopo l’incontro nel pomeriggio con Parmelin e Cassis. La maggioranza vuole accompagnare il governo nelle trattative, ha aggiunto il vice presidente della CPE-N, Laurent Wehrli (PLR/VD). “Bisogna avere speranza dal momento che la posta in palio è troppo importante per la Svizzera e la sua economia”, ha spiegato.

Il presidente della Commissione degli Stati (CPE-S) ha affermato che il Consiglio federale ha fornito per la prima volta informazioni “molto dettagliate” sullo stato delle cose nel complicato dossier. “Abbiamo ricevuto risposte a tutte le nostre domande”, ha detto Müller. Ha poi aggiunto che il compito dell’esecutivo è ora quello di continuare i negoziati - “con la migliore flessibilità e creatività possibile, in modo che possa continuare sulla via bilaterale”.

Venerdì scorso, l’atteso sblocco dello stallo sull’accordo istituzionale non c’è stato. Guy Parmelin, al termine dell’incontro a Bruxelles con la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha dichiarato che così com’è la Svizzera non avrebbe siglato l’accordo, pronto dal 2018, ma sul quale il governo ha chiesto ulteriori chiarimenti. Per l’Ue, invece, non è possibile come chiesto dalla Confederazione separare i punti controversi dall’intesa. Bruxelles avrebbe già fatto diverse concessioni e non intende fare marcia indietro.

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