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Svizzera
Accordo quadro: "Non a qualsiasi prezzo"
Accordo quadro: "Non a qualsiasi prezzo"
Accordo quadro: "Non a qualsiasi prezzo"
Redazione
8 anni fa
Per Hans-Ulrich Bigler, direttore Usam, il partenariato sociale non va sacrificato sull'altare dell'accordo con l'UE

Sono favorevole agli accordi bilaterali, ma non voglio che il partenariato sociale - un'istituzione svizzera - venga sacrificato sull'altare dell'accordo istituzionale con l'Ue. Questa la posizione espressa dal consigliere nazionale Hans-Ulrich Bigler (PLR/ZH), direttore dell'Unione svizzera delle arti e mestieri (Usam), in un'intervista pubblicata oggi dalla "Neue Zürcher Zeitung" (NZZ).

Secondo Bigler, da una lettura attenta della bozza d'accordo saltano all'occhio alcuni aspetti sensibili che dovrebbero spingere il Consiglio federale a domandare ulteriori negoziati, nonostante l'atteggiamento di chiusura di Bruxelles al riguardo.

Per il presidente dell'Usam, le piccole e medie imprese dipendono fortemente da un accesso il più libero possibile al mercato unico europeo, ma le condizioni poste dall'Europa sono difficili da digerire.

Per il deputato zurighese, infatti, sono in pericolo le misure di accompagnamento volte a proteggere i salari in Svizzera, specialmente nei confronti dei distaccati, senza contare che alla Svizzera verrà prima o poi chiesto di riprendere la direttiva Ue sulla cittadinanza.

Quest'ultima regola l'accesso dei cittadini comunitari alle assicurazioni sociali. Su questo punto, regna incertezza quanto agli sviluppi futuri, ha sostenuto Bigler al foglio zurighese. Un disaccordo con Bruxelles circa il pagamento della disoccupazione per i frontalieri da parte dello Stato (ora è lo Stato di residenza, n.d.r) in cui lavorano potrebbe costarci cifre milionarie a tre zeri.

A detta del presidente dell'Usam, anche se altre organizzazioni economiche, come Swissmem, sostengono l'accordo quadro, non bisogna dimenticare che le intese bilaterali con l'Ue sono state accettate in Svizzera a condizione che venissero adottate misure di accompagnamento a protezione del mercato del lavoro, misure cui tengono sia le imprese che i sindacati. Senza il consenso di quest'ultimi si rischia di mettere in pericolo la pace sociale nel Paese.

Nel corso dell'intervista, Hans-Ulrich Bigler ha relativizzato anche l'impatto sull'economia elvetica circa l'eventualità che si giunga a una situazione di stallo con l'Ue. Nonostante le cassandre, dopo il no del popolo allo Spazio economico europeo nel 1992, "abbiamo sottoscritto con l'Ue dieci anni dopo gli accordi bilaterali".

Certo, la Svizzera ha vissuto negli anni seguenti il voto negativo popolare una crisi economica, causata secondo Bigler anche dallo scoppio della bolla immobiliare. La Svizzera ha utilizzato quel periodo di stagnazione per rivitalizzare la propria economia, mediante l'adozione di leggi sul mercato interno e per combattere i cartelli, ha rammentato.

La Svizzera, a detta del consigliere nazionale PLR, può sopportare un'erosione degli accordi bilaterali, ma deve essere pronta anche a pagarne il prezzo. Per far fronte a uno stallo con l'Europa, secondo Bigler si potrebbe ridurre la regolamentazione interna, "come proponiamo da anni".

Dal Consiglio federale, che la settimana scorsa ha lanciato una procedura di consultazione sulla bozza di accordo, Bigler si attende che esso rifletta con chi proseguire le trattative con l'Ue, ossia a che livello, e che si prepari ad affrontare eventuali misure di ritorsione provenienti dall'Ue, come è stato il caso dell'equivalenza solo temporanea ottenuta dalla Borsa svizzera e delle contromisure prese da Berna.

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