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Svizzera
Accordo quadro, i Cantoni chiedono più tempo
Foto Commissione europea
Foto Commissione europea
Keystone-ats
5 anni fa
I rappresentanti cantonali vogliono poter discutere approfonditamente il risultato dei colloqui e ricevere più informazioni sull’accordo. Lo ha comunicato Guy Parmelin dopo l’incontro odierno

Dopo l’incontro odierno col presidente della Confederazione, Guy Parmelin, sui rapporti tra la Svizzera e l’Ue, i Cantoni hanno chiesto più tempo prima dell’avvio della consultazione ufficiale e maggiori informazioni sull’accordo istituzionale, ora in fase di stallo, con Bruxelles. Lo ha dichiarato oggi lo stesso Parmelin a Keystone-ATS dopo la riunione. “I governi cantonali hanno bisogno di tempo per discutere il risultato dei colloqui - infruttuosi, n.d.r. - con Ursula von der Leyen”, ha spiegato Parmelin dopo l’incontro presso la Casa dei Cantoni a Berna.

Mayer: “Ci consulteremo con i governi cantonali per una valutazione politica”
Nel primo pomeriggio, Parmelin ha informato la Conferenza dei governi cantonali sui colloqui avvenuti venerdì scorso con la presidente della Commissione europea. Il segretario generale della Conferenza dei governi cantonali, Roland Mayer, ha dichiarato a Keystone-ATS che “il Consiglio federale ha dato prova di trasparenza fornendo informazioni complete e chiare. Ci consulteremo con i governi cantonali per fare una valutazione politica”.

La consultazione richiederà del tempo, ha aggiunto Mayer. “Non abbiamo ancora definito un calendario. Tuttavia, il Consiglio federale ha espresso il desiderio che il parere sia dato rapidamente. Si è stabilito che la consultazione avverrà per iscritto: “Per noi è importante che i governi cantonali siano adeguatamente coinvolti e ciò richiede che la consultazione avvenga per iscritto”, ha sottolineato Mayer.

A differenza dei Cantoni, la Commissione di politica estera del Consiglio nazionale ha già preso lunedì una posizione chiara sull’accordo quadro, raccomandando al Consiglio federale di proseguire senza indugio i negoziati con l’UE e di presentarne il risultato al Parlamento.

Libera circolazione: ammessi lavoratori o cittadini?
Pomo della discordia tra l’Ue e la Confederazione rimane la libera circolazione delle persone, ha affermato ieri sera il ministro degli affari esteri Ignazio Cassis. Per la Svizzera, la libera circolazione delle persone è soprattutto la possibilità per i lavoratori e le loro famiglie di stabilirsi in Svizzera, mentre Bruxelles vuole estendere tale principio a tutti i cittadini europei.

Il diritto del lavoro
La seconda “differenza fondamentale” è la diversa interpretazione delle misure riguardanti il diritto del lavoro. Per la Svizzera, le misure di accompagnamento prevedono la protezione dei salari al fine di contrastare eventuali abusi, mentre l’Ue desidera evitare distorsioni della concorrenza sul mercato del lavoro.

Cassis: “Se necessario non firmeremo”
Il Consiglio federale ha anche chiarito di essere disposto, se necessario, a non firmare l’accordo: “Senza soluzioni soddisfacenti in questi settori, il Consiglio federale crede che l’accordo non sarebbe in grado di ottenere una maggioranza”, ha sottolineato il consigliere federale ticinese e capo della diplomazia elvetica.

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