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Svizzera
Accordo quadro, critici gli esperti consultati
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Accordo quadro, critici gli esperti consultati
Redazione
8 anni fa
Due perizie rilevano incompatibilità con l'accordo di libera cicolazione delle persone

Il progetto di accordo quadro con l'UE è problematico sotto diversi punti di vista, stando a due esperti incaricati dalla Commissione dell'economia e dei tributi del Consiglio Nazionale. In base alle perizie pubblicate oggi, il termine di annuncio di otto giorni per i lavoratori distaccati e la cauzione richiesta alle imprese estere non sono compatibili con l'accordo sulla libera circolazione delle persone.

Philipp Zurkinden, professore di diritto all'Università di Basilea, ha stilato una lista delle misure di accompagnamento ancora ammissibili in base all'accordo quadro. A suo avviso, le disposizioni svizzere sul salario minimo e sulle condizioni di lavoro sono compatibili con l'accordo e con il diritto comunitario. Lo stesso vale per la responsabilità solidale dell'imprenditore primario e per l'obbligo di documentazione per i lavoratori autonomi.

Sono ammissibili anche i controlli da parte delle commissioni paritetiche e tripartite e la relativa ripartizione dei costi. Zurkinden non ritiene vi siano problemi nemmeno per le norme riguardanti la dichiarazione di obbligatorietà generale dei contratti collettivi di lavoro.

Non sarebbe invece più consentito imporre un divieto di lavoro alle società estere sanzionate per violazioni delle misure di accompagnamento. Secondo la Corte di giustizia europea (CGCE) questa punizione è da considerarsi discriminatoria, precisa l'esperto. Neppure l'attuale obbligo, per le imprese estere che vogliono lavorare in Svizzera, di annunciarsi con otto giorni di anticipo non è compatibile con l'accordo di libera circolazione attualmente in vigore. Anche riducendolo il preavviso a quattro giorni, la misura sarebbe comunque problematica. La notifica e l'obbligo di versare una cauzione dovrebbero quindi essere aboliti all'entrata in vigore dell'accordo quadro.

Zurkinden ha esaminato anche la questione dei sussidi statali in relazione all'accordo di libero scambio con l'Unione europea. Sebbene l'accordo quadro non contenga disposizioni sulle sovvenzioni, non sono escluse ripercussioni sugli scambi di merci con l'UE. Il professore raccomanda quindi di non sostenere l'intesa.

La perizia di Carl Baudenbacher, ex presidente della Corte di giustizia dell'Associazione europea di libero scambio, riguarda la risoluzione delle controversie. A suo avviso, il tribunale arbitrale previsto nel progetto di accordo quadro non è a vantaggio della Svizzera. Nella maggior parte dei casi infatti, questo organismo non avrà alcun margine di manovra e sarà obbligato a chiedere il parere della Corte di giustizia europea. In termini di sovranità, la soluzione del tribunale arbitrale non è quindi migliore rispetto all'opzione di rivolgersi direttamente ai giudici del Lussemburgo.

La commissione del Nazionale ha ascoltato anche altri esperti, tra cui il rettore dell'Università di Friburgo Astrid Epiney e il suo omologo ginevrino Yves Flückiger. Il 16 aprile si terrà una discussione sul progetto di accordo con il Consiglio federale.

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