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Svizzera
Accordi "Rubik": dure critiche da commissione senatori francesi
Redazione
14 anni fa

Tre senatori francesi, membri di una commissione che indaga sull'evasione di capitali, hanno detto oggi a Ginevra tutto il male che pensano degli accordi "Rubik" firmati dalla Svizzera con Germania, Regno Unito e Austria. Questi trattati bilaterali che garantiscono l'anonimato incitano gli evasori fiscali a persistere, hanno affermato in una conferenza stampa. "Gli accordi 'Rubik' sono una buona soluzione per i banchieri la cui priorità è di non perdere il cliente", ha dichiarato Eric Bocquet, senatore comunista e relatore della commissione d'inchiesta. A suo avviso gli accordi equivalgono a un'amnistia fiscale. Egli non capisce come degli Stati possano delegare una parte della loro sovranità fiscale. Si interroga inoltre sul fatto che siano le banche ad assumersi il lavoro dell'amministrazione fiscale. I senatori francesi erano stati ricevuti ieri a Berna dalla Segreteria di Stato per le questioni finanziarie internazionali (SFI), diretta da Michael Ambühl. C'è pure stato un incontro con rappresentanti dell'Associazione svizzera dei banchieri (ASB). La Segreteria ha subito reagito alle dichiarazioni di Bocquet: "Questi accordi sono molto più adatti dell'inefficiente scambio automatico delle informazioni per frenare l'evasione fiscale. Con questo modello d'imposizione alla fonte non solo è protetta la sfera privata ma è anche rispettata la fiscalità dello Stato partner", sostiene la SFI in una nota. Contattato ieri sera dall'ats, Bocquet aveva definito la discussione con il segretario di Stato e i suoi collaboratori un "monologo cordiale": "Il signor Ambühl ci ha fatto una presentazione molto entusiastica degli accordi 'Rubik", ma noi non siamo convinti, perché un passo in questo senso tenderebbe a fragilizzare i progressi multilaterali che privilegiamo in seno all'Ue". Il governo francese, che non aveva escluso in un primo tempo di concludere a sua volta un accordo "Rubik", aveva fatto marcia indietro in novembre. Questi trattati consentono ai cittadini dei paesi partner di regolarizzare i loro conti nelle banche elvetiche restando anonimi. Quale contropartita al mantenimento del segreto bancario in Svizzera è previsto il prelievo di un'imposta liberatoria da riversare al fisco dei paesi contraenti. Lo scopo dei colloqui della commissione Bocquet era di raccogliere informazioni nell'intento di contrastare l'evasione fiscale dei cittadini francesi che hanno depositi in banche svizzere. Entro metà luglio la commissione dovrebbe presentare un rapporto al governo di Parigi. Le proposte che essa farà sono difficilmente conciliabili con la posizione della Svizzera, ha preannunciato Jacques Chiron, senatore socialista. Le discussioni sfoceranno inevitabilmente in un rapporto di forza, ha aggiunto, auspicando che nel frattempo ci sia una svolta di Berna grazie alla pressione dei cittadini. La Svizzera non è il solo paese visitato dai senatori, che si sono già recati a Bruxelles e sull'isola di Jersey, nel Canale della Manica. Una puntata nella City di Londra è in programma la settimana prossima. La Svizzera non è stata "messa all'indice" nell'ambito di questa inchiesta, ha ribadito Yannick Vaugrenard, egli pure senatore socialista. Lo Stato francese, con un bilancio di 266 miliardi di euro, perde ogni anno dai 40 a 50 miliardi a causa dell'evasione fiscale, ha rilevato il suo collega Bocquet. Che la delegazione senatoriale sia unicamente composta da eletti della sinistra è una pura coincidenza, è stato sottolineato. ATS

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