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Svizzera
Accordi fiscali: "Roma non ha rispettato la roadmap"
Accordi fiscali: "Roma non ha rispettato la roadmap"
Accordi fiscali: "Roma non ha rispettato la roadmap"
Redazione
9 anni fa
Secondo Marco Romano, con il salario minimo in Ticino è venuto meno l’interesse per l’intesa

Concluso dai negoziatori svizzeri e italiani nel mese di dicembre del 2015, il nuovo accordo sull’imposizione dei frontalieri giace in un cassetto da più di due anni. Fino a questo momento però Roma non lo ha voluto ratificare, vincolando la firma a due condizioni: un’applicazione non discriminatoria dell’articolo costituzionale sull’immigrazione e la revoca da parte del Ticino dell’obbligo di presentare l’estratto del casellario giudiziale per chi chiede un permesso di dimora (B) o per frontaliere (G). Nel frattempo questi ostacoli sono caduti, sia in virtù dell’introduzione della "preferenza indigena light" (considerata dall’UE compatibile con la libera circolazione) sia della disponibilità data da Bellinzona di abbandonare l’obbligo dell’estratto nel momento in cui l’Italia ratificherà l’accordo fiscale.

Ora però potrebbe essere Berna a porre condizioni se le Camere approvassero la mozione presentata dal consigliere nazionale Marco Romano (PPD) e sottoscritta dal collega di partito Fabio Regazzi e dai leghisti Lorenzo Quadri e Roberta Pantani. Il deputato chiede una revisione della strategia negoziale con l’Italia: l’intesa fiscale sui frontalieri, scrive, va firmata solo quando l’Italia avrà concesso agli operatori svizzeri la possibilità di prestare servizi in campo finanziario. Oggi questa facoltà non è data, perché Roma nel frattempo ha adottato un decreto che esclude la possibilità della libera prestazione dei servizi finanziari ed esige per tutti gli intermediari extra UE (tra cui le banche svizzere) l’obbligo di avere una succursale in Italia. La proposta comunque non fa l’unanimità nella deputazione. "Si getta benzina sul fuoco" ha commentato ai microfoni della RSI Marina Carobbio (PS), che avrebbe preferito affrontare il tema nell’incontro in programma in questi giorni con Ignazio Cassis; mentre Giovanni Merlini (PLR) ha invitato alla prudenza visto che l’intesa è parte integrante di una Convenzione contro la doppia imposizione.

Moneta di scambioLa mozione Romano vuole insomma trasformare l’accordo sui frontalieri (considerato vantaggioso per le casse pubbliche italiane) in una moneta di scambio. L’intesa firmata a fine 2015 prevede il passaggio da un sistema di sola imposizione alla fonte ad un sistema di doppia imposizione per i lavoratori italiani che abitano in un raggio di 20 km dal confine: questi continuerebbero a versare le imposte in Svizzera ma verrebbero poi tassati con aliquote italiane (più elevate) nel loro Paese, con successiva deduzione di quanto già versato al fisco elvetico. Il sistema dei ristorni verrebbe abolito. Rispetto ad oggi il Ticino tratterrebbe fino al 70% delle imposte pagate alla fonte (ora il 61,2%), con un maggior incasso di una quindicina di milioni di franchi. L’Italia invece potrebbe finalmente imporre fiscalmente quei frontalieri (una netta maggioranza) che ad oggi non pagano imposte sul reddito nel loro Paese. In pratica non ci sarebbero più discriminazioni fra i lavoratori che lavorano in Svizzera e risiedono dalla fascia di 20 km dal confine e i contribuenti comuni. Si stima che Roma possa incassare dai 300 ai 600 milioni di franchi all’anno con questo nuovo sistema di imposizione.

Maggiori dettagli nell'edizione odierna del Corriere del Ticino

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