
Un eventuale accordo che consenta alle autorità americane l'accesso alle banche dati delle polizie svizzere dovrà sottostare a chiare regole: è quanto auspica Mister Dati. Negli Stati Uniti a livello di polizia la protezione dei dati "non esiste o è solo rudimentale", afferma Hanspeter Thür in interviste pubblicate oggi dai quotidiani "Tages-Anzeiger" e "Der Bund". Negli USA le persone private non hanno ad esempio il diritto di esigere la correzione o la cancellazione di informazioni non corrette e non esistono neppure organi indipendenti in grado di verificare tali dati, critica Thür. È quindi importante che si giunga a uno scambio di informazioni tra Berna e Washington solo nel caso di crimini gravi: la Confederazione dovrà esigere che gli USA chiedano di volta in volta assistenza e giustifichino documenti alla mano la necessità di un trasferimento di dati. Infine secondo Thür, è fondamentale che "la Svizzera definisca nell'accordo stesso chi può utilizzare i dati". Mister dati precisa che si tratta essenzialmente di informazioni personali. Non è tuttavia ancora chiaro se le autorità elvetiche dovranno fornire informazioni anche su persone nei confronti delle quali sono in corso procedimenti in Svizzera. Le trattative tra il Consiglio federale e le autorità americane in merito allo scambio di dati di polizia non sono esenti da critiche. Anche perché sui negoziati grava la minaccia di Washington di reintrodurre l'obbligo, per i cittadini elvetici, di procurarsi un visto per ogni soggiorno sul loro territorio qualora si concludessero con un nulla di fatto. ATS
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