
No, un semplice avvertimento non basta. A un 59enne cittadino italiano, già condannato per atti sessuali con fanciulli, coazione sessuale e stupro, va ritirato il permesso di domicilio. Lo ha stabilito negli scorsi giorni il Tribunale federale (TF) accogliendo il ricorso presentato dalla Segreteria di Stato della Migrazione (SEM) contro la decisione del Tribunale cantonale di Neuchâtel, che aveva invece ‘graziato’ l’uomo.
Il 59enne era arrivato in Svizzera all’età di 9 anni e durante la sua permanenza era stato protagonista di un fallimento aziendale, aveva svolto diversi lavori irregolari prima di aprire un’attività in proprio e aveva fatto ricorso all’aiuto sociale. Il 7 novembre 2013 era stato condannato a tre anni di carcere per aver abusato della figlia disabile della compagna. Gli abusi sulla ragazza, minorenne all’epoca dei fatti, erano avvenuti tra novembre 2008 e fine marzo 2011. In seconda istanza la pena era stata inasprita a 4 anni e mezzo di carcere. Dal 28 gennaio 2018 l’uomo si trova in prigione, dove segue un trattamento ambulatoriale.
Il 9 aprile del 2018 il Servizio della migrazione neocastellano gli aveva ritirato il permesso C, ma lo scorso 29 maggio la Corte cantonale aveva ribaltato tutto, optando per un ammonimento. La SEM si era opposta a tale decisione e aveva inoltrato un ricorso al TF.
I supremi giudici federali le hanno dato ragione, confermando quanto deciso dalle autorità cantonali. In sostanza la Corte federale ha concluso che, alla luce del gravissimo reato di cui il l’uomo si era macchiato, l’interesse pubblico nell’allontanarlo dalla Svizzera prevalesse sul suo interesse privato nel rimanervi. Inoltre, a differenza del Tribunale cantonale, i giudici di Mon Repos hanno stabilito che un rientro in Italia “non sarebbe così problematico”.
(Sentenza 2C_420/2019 del 12 settembre 2019)
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