
Le accuse sono pesantissime: abusi sessuali, coazione sessuale, stupro e pornografia. Per questi atti riprovevoli, commessi a danno della figlia 14enne e disabile della sua ex compagna, un 57enne cittadino congolese, già condannato nell’aprile del 2014 in via definitiva a cinque anni di carcere dalla giustizia neocastellana, ha perso anche il permesso di domicilio di cui beneficiava.
Il Tribunale federale (TF) ha infatti confermato una decisione in tal senso del Tribunale cantonale di Neuchâtel, che a sua volta aveva dato ragione al Dipartimento dell’Economia e dell’azione sociale del Canton Neuchâtel.
Gli abusi, si legge nella sentenza della suprema Corte federale, erano stati commessi sull’arco di quattro anni. L’uomo, entrato in Svizzera come richiedente l’asilo e ora pesantemente indebitato, aveva addirittura filmato gli atti commessi sulla giovane, affetta da ritardo mentale, e la aveva 'concessa' anche a un altro uomo. Davanti alla giustizia aveva cercato di dare la colpa alla ragazzina e al suo "atteggiamento provocatorio", ma non è stato creduto.
La sua colpa era stata giudicata particolarmente grave dal TF per la totale mancanza di scrupoli dimostrata. Sulla base di queste considerazioni e sul rifiuto del ricorrente a sottoporsi a una terapia psichiatrica, il supremi giudici federali non hanno potuto far altro che confermare la revoca del suo permesso.
(Sentenza 2D_43/2019 del 15 ottobre 2019)
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