
In Svizzera vivono attualmente 200'000 kosovari, la maggior parte dei quali si sono integrati perfettamente nel nostro Paese. Sono infatti lontani i tempi nei quali venivano definiti da taluni come dei "macho" o dei "facinorosi". Oggi, sono molti coloro che oltre ad ottenere il passaporto elvetico, si sono fatti valere nei più disparati campi. Alcuni di loro, come riporta il Blick, si sono affermati nel campo dentistico, nello sviluppo dei software e nei ranghi della Polizia o in campo calcistico come Xherdan Shaqiri, tanto per citare il più famoso.
Un'integrazione ideale, alla quale la Confederazione sta comunque reagendo, attraverso il Segretariato dello Stato per la migrazione SEM con un'iniziativa volta a mostrare alla popolazione d'origine kosovara presente in Svizzera gli aspetti positivi per un eventuale rientro nel proprio Paese d'origine. Ma in che modo? Semplice, attraverso la realizzazione di un film-documentario sviluppato dalla piattaforma albanese-svizzera albinfo.ch costato 158mila franchi nel quale vengono esposti i fattori positivi di un rientro in patria definitivo per gli svizzeri d'origine kosovara.
Nel documentario, ad esempio, la 56enne Fatmire Maliqi, madre di cinque ragazzi, tornata di propria iniziativa nel Kosovo afferma: "Non gioca nessun ruolo dove risiedi e dove rimani pur sempre un 'inquilino'. Quando tu fai ritorno nella tua nazione, ecco allora che ti senti veramente a casa tua". Interesdante, anche la testimonianza del 54enne Jetmir Halimi, il qale, dopo 27 anni vissuti in Svizzera, è tornato nel Kosovo costituendo una start-up online: "In Svizzera ero un kosovaro che viveva lì". L'uomo spiega poi che il suo ritorno nel suo Paese è stato anche determinato dall'alto tenore di vita esistente in Svizzera, fattore che non gli permetteva più di condurre un'esistenza tranquilla.
Ma il film-documentario nasconde però alcuni aspetti dell'attuale Kosovo: la corruzione paralizza il Paese, una persona su tre non ha un lavoro e nei giovani neppure la metà ce l'ha, la popolazione vive sotto i limiti della povertà ed il sistema sanitario è disastroso.
Interpellata dal foglio zurighese, la portavoce del SEM Emmanuelle Jaquet von Sury non è derllo stesso parere: "Il nostro film-documentario è in grado di generare negli svizzeri-kosovari la volontà di tornare definitivamente nel loro Paese".
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