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Svizzera
A processo per l'uccisione della figlia del campione olimpionico
A processo per l'uccisione della figlia del campione olimpionico
A processo per l'uccisione della figlia del campione olimpionico
Redazione
7 anni fa
Un cittadino americano accusato di aver ucciso una 30enne kenyota, figlia di Julius Korir

Si è aperto oggi a Moutier (BE) il processo a carico di un cittadino americano accusato di aver ucciso nel 2017 a Reconvilier, villaggio del Giura bernese, una 30enne kenyota, figlia di Julius Korir, medaglia d'oro nei 3000 siepi alle Olimpiadi di Los Angeles nel 1984.

La donna, sposata con uno svizzero che al momento dei fatti si trovava in Kenya con il figlio, era stata accoltellata la sera del 25 gennaio 2017 nel domicilio di famiglia. La polizia, allarmata per una violenta lite nell'appartamento, vi aveva trovato un uomo ferito e, poco dopo, la donna senza vita. L'uomo, un americano allora 31enne, egli pure di origine kenyota, era stato arrestato.

L'inchiesta, durata oltre due anni e svoltasi tra Svizzera, Kenya e Stati Uniti, ha permesso di appurare che i due si conoscevano da tempo. La kenyota e il marito svizzero erano attivi nella corsa a piedi e solevano ospitare corridori d'élite africani venuti in Svizzera per partecipare a gare come la Morat-Friburgo. Fra loro anche l'imputato.

Durante l'audizione delle parti civili, il padre della vittima ha detto di volere giustizia: "Vorrei sapere perché è venuto d'America per uccidere mia figlia", ha dichiarato l'ex campione olimpionico, esprimendosi in swahili. Julius Korir veniva regolarmente in Svizzera per partecipare a gare. Da parte sua, il marito ha detto ai giudici di aspettarsi il verdetto "più duro possibile" contro l'imputato, che conosceva per averlo ospitato a più riprese a Reconvillier.

Secondo il pubblico ministero l'imputato si è inflitto da solo le ferite riportate, una versione da lui contestata durante l'istruttoria. Stando all'atto d'accusa, ha tentato dapprima di far credere a un preteso accordo della vittima a morire, poi di far credere che era stata quest'ultima a ferirlo.

L'imputato è rimasto a testa bassa mentre venivano ascoltati gli accusatori privati. Nato in Kenya, l'uomo si era recato negli USA nel 2006 e aveva ottenuto successivamente la cittadinanza americana. Nel settembre 2013 era entrato nel corpo dei marines dell'esercito statunitense.

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