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8 marzo
A Losanna un nuovo museo dedicato alle artiste donne
KEYSTONE/JEAN-CHRISTOPHE BOTT
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Ats
2 ore fa
La sua prima mostra, «Cellules», presenta dialoghi tra materiali, forme e racconti intimi: «La mostra agisce così come un organismo vivente, fatto di cellule interconnesse, dove le narrazioni intime e le estetiche personali coesistono, si rispondono e si liberano»

A Losanna apre un nuovo museo. Si tratta del Musée Artistes Femmes (MAF), situato in rue de la Louve. La sua prima mostra, «Cellules», presenta dialoghi tra materiali, forme e racconti intimi che riuniscono dodici artiste.

Questa mostra inaugurale del museo è stata ideata dalla direttrice del MAF, la storica dell'arte Marie Bagi. Essa concretizza il suo sogno di lunga data di creare un luogo interamente dedicato alle artiste donne. Si tratta inoltre del primo museo svizzero a loro esclusivamente dedicato. Ha aperto ufficialmente i battenti il 3 marzo in occasione dell'inaugurazione della mostra.

«Il MAF colma una lacuna strutturale nella visibilità delle artiste contemporanee ed emergenti, offrendo una piattaforma unica e un accesso libero alla creazione. Più che un museo, il MAF è un incubatore di talenti, un luogo dove le carriere artistiche prendono il volo e dove la storia dell'arte si scrive nel presente», si legge sul sito web del nuovo museo.

Questa prima mostra è «concepita come un atto fondatore e un manifesto», spiega la direttrice. «Inaugura il luogo affermando fin da subito una visione artistica basata sul dialogo, sulla pluralità delle voci e sull'attenzione alle narrazioni intime», aggiunge.

Louise Bourgeois

Il termine «cellule» è polisemico: evoca allo stesso tempo la struttura vivente, la prigione, l'atelier, l'intimità, ma anche l'idea di apertura, di mutazione e di sorellanza, sottolinea la direttrice, che è anche curatrice della mostra. Il termine è quindi affrontato in «tutta la sua ricchezza simbolica».

«Questa polisemia fa anche eco in modo consapevole alle 'Cells' di Louise Bourgeois (1911-2010), la cui opera ha profondamente segnato la storia dell'arte contemporanea con la sua capacità di trasformare la reclusione in uno spazio di memoria, di riparazione e di proiezione emotiva», osserva la curatrice.

La mostra riunisce le dodici artista «volti» del MAF, associate in sei coppie. Insieme esplorano i confini tra astrazione e figurazione in linguaggi visivi distinti ma profondamente connessi.

Ogni coppia di artiste costituisce una «cellula»: uno spazio di risonanza in cui due universi si incontrano, si confrontano o si sostengono a vicenda. «La mostra agisce così come un organismo vivente, fatto di cellule interconnesse, dove le narrazioni intime e le estetiche personali coesistono, si rispondono e si liberano», sottolinea ancora Marie Bagi. La mostra è visibile fino al 4 giugno.