
Prima è toccato a Zermatt, ora a Davos. Le più note località sciistiche svizzere da qualche settimana sono tornate a popolarsi, ma fanno anche discutere le misure di protezione messe in atto per il contenimento della pandemia. Infatti la mascherina è obbligatoria, ma in coda agli impianti e nelle cabine non è stato introdotto alcun limite di affluenza. Se a Zermatt a suscitare clamore era stata la coda mattutina in attesa dell’apertura degli impianti, a Davos sembra che le cabine siano piene come in una stagione normale. Questo, almeno, è ciò che si vede in una foto postata sabato da un utente di Twitter. Questo il commento ironico allegato: “Il concetto di protezione dalla pandemia di Davos”. Un post che ha suscitato numerose reazioni.
Situazioni simili si sono verificate anche in altre località elvetiche, ma i gestori degli impianti sono restii a porre dei limiti. Intervistato dal Tagesanzeiger negli scorsi giorni, il direttore di Funivie Svizzere Berno Stoffel ha spiegato che “ci opponiamo con decisione a una riduzione della capacità degli impianti”. L’idea, invece, è quella di proporre un aumento della frequenza delle risalite.
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