
Dopo il caso della 35enne bosniaca allontanata a causa della sua dipendenza dall’assistenza pubblica (ben 533mila franchi di prestazioni assistenziali in quasi 19 anni), negli scorsi giorni il Tribunale federale (TF) ha confermato anche la revoca dei permessi di dimora di una coppia di cittadini kosovari domiciliati pure loro nel Canton Zurigo.
Marito e moglie - 64anni lui, 54 lei - erano arrivati in Svizzera negli anni Novanta e dal settembre 1996 al marzo 2015 avevano percepito circa 440'000 franchi di aiuti sociali. Dopo averli ammoniti nel 2012, l’Ufficio della migrazione aveva revocato i loro permessi B.
La vicenda era approdata fino al TF, ma la suprema Corte federale è stata inflessibile. A pesare nelle decisione di respingerne il ricorso, si legge nelle sentenza del 1. febbraio scorso pubblicata ieri, è stata anche la loro scarsa integrazione nonostante i 19 anni trascorsi in Svizzera. Per rispondere alle domande dei funzionari cantonali, i due avevano infatti dovuto ricorrere a un traduttore. I loro 4 figli, di contro, si sono perfettamente integrati.
Nel ricorso la donna aveva inutilmente fatto leva su un’incapacità lavorativa totale derivante da un incidente occorso nel 2010 e confermata dal suo medico di famiglia. Il TF ha tuttavia rilevato che quest’ultimo non disponeva delle qualifiche necessarie per esprimersi sul presunto disturbo psichico lamentato dalla ricorrente. Nel respingere il ricorso il TF ha posto a carico della coppia anche le spese giudiziarie pari a 2'000 franchi.
(Sentenza 2C_83/2018 del 1. febbraio 2019)
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