
Che qualcosa si stia muovendo riguardo all’applicazione del voto popolare del 9 febbraio?
Sembrerebbe di sì, almeno a livello parlamentare. Stando a quanto riferito da RTS, gli ambienti economici svizzeri paiono vedere di buon occhio la soluzione della preferenza indigena. Questa soluzione potrebbe così imporsi anche in Parlamento (vedi articoli suggeriti).
Questa soluzione - che consiste nel prediligere l'assunzione di persone che già vivono in Svizzera piuttosto che impiegare cittadini europei - limiterebbe temporaneamente la libera circolazione delle persone in determinate regioni e settori lavorativi e ha già raccolto il sostegno dell’Unione padronale svizzera, a condizione che non vada a imporsi uniformemente in tutta la Svizzera e in tutti i settori economici.
Piuttosto che parlare di “settori”, l’Unione padronale preferirebbe una restrizione “per professione”. In questo modo, ad esempio, le misure interesserebbero tutti gli informatici di una regione, poco importa se impiegati in ambito bancario piuttosto che assicurativo o industriale.
Le imprese saranno inoltre tenute a ritardare di qualche settimana la pubblicazione delle offerte di impiego, dando il tempo agli Uffici regionali di collocamento di proporre delle candidature di personale svizzero disoccupato.
Ma su questo punto l’Unione padronale preferisce non sbilanciarsi. C’è l’intenzione di entrare in materia e di discutere di questa procedura a patto che non gravi troppo sulle imprese: “Non può funzionare se ogni volta bisogna scrivere un’email – ha sottolineato il direttore dell’Unione padronale Roland Müller – Questo sistema dovrebbe basarsi su intranet, altrimenti i tempi rischiano di allungarsi troppo”.
Nonostante lo scetticismo su quest'ultimo punto, si va forse verso un'apertura nei confronti di una soluzione condivisa. La proposta di clausola di salvaguardia presentata dal Governo ticinese, la cosiddetta "bottom up" elaborata dall'ex segretario di stato Michael Ambühl, è quella che la Commissione delle Istituzioni politiche del Consiglio nazionale ha deciso di approfondire insieme al "piano B" avanzato dal Consiglio federale in caso di mancato accordo con Bruxelles, ovvero la clausola unilaterale con la reintroduzione dei contingenti.
La discussione in Parlamento è prevista entro settembre.
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

