
Il 2 settembre scorso la Commissione delle istituzioni politiche del Nazionale ha approvato il compromesso per l'applicazione dell'iniziativa del 9 febbraio contro l'immigrazione di massa, una soluzione “light” che non prevede quote o contingenti, ma che permette di adottare misure correttive non appena l'immigrazione oltrepassa un certo livello su scala regionale o nazionale.
Il governo dovrà anche determinare, tenendo conto di diversi fattori tra cui l'immigrazione, la situazione a livello di mercato del lavoro e la congiuntura, soglie a partire dalle quali potrà essere introdotto un obbligo di comunicazione dei posti di lavoro vacanti.
Questa soluzione non è una novità a livello federale. Già nel 2015 è stato introdotto l’obbligo di comunicare agli Uffici regionali di collocamento i posti vacanti in seno all’Amministrazione federale.Come evidenziato dalla “Neue Zürcher Zeitung”, durante il dibattito al Nazionale non sono stati considerati i feedback dell’Amministrazione federale riguardo questa procedura.
Il quotidiano zurighese ha interpellato l’Ufficio federale del personale (UFPER) per un quadro generale. Tra ottobre 2015 e marzo 2016 sulla piattaforma online appositamente creata (“Job-Room”) sono state messe a concorso 730 posizioni, mentre le candidature inoltrate sono state 455.
Le assunzioni? Tre. “Una ogni 100”, ha commentato l’UFPER. “Dati assolutamente normali, tramite questa piattaforma è stato inoltrato praticamente lo stesso numero di candidature dei canali tradizionali”.
Diversi privati si sono interessati a “Job-Room”, ma la “NZZ” ha evidenziato come molti abbiano cambiato idea: Nestlé si è trovata confrontata con problemi informatici, UBS sta lavorando a un’interfaccia apposita e soltanto la Posta ha introdotto l’obbligo di notifica dei posti vacanti via “Job-Room”.
Con un successo maggiore rispetto a quello riscontrato dall’Amministrazione federale (si parla di 20-30 annunci di lavoro al mese), ma i vertici del gigante giallo non sono soddisfatti: “Le assunzioni hanno interessato maggiormente la logistica e poco le professioni più specializzate”.
D'Oltralpe arriva quindi la bocciatura per preferenza indigena "light", ma non è finita qui. La “NZZ” ha analizzato anche i risvolti economici di questa proposta, fortemente caldeggiata dal PLR, e il risultato è decisamente poco incoraggiante: "spese altissime e benefici ignoti”.
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