
L’esito dei lavori parlamentari per trovare un compromesso sull’applicazione del 9 febbraio non ha accontentato tutti, in particolar modo l’UDC, i cui parlamentari, dopo l’esito della votazione al Nazionale del 16 dicembre scorso, avevano sollevato dei cartelli con le scritte "L'iniziativa contro l'immigrazione di massa va avanti" e "Violata la Costituzione" in segno di protesta (vedi articolo suggerito).
La volontà popolare, aveva sostenuto il capogruppo Adrian Amstutz, “non è stata rispettata” e il Parlamento “si è genuflesso davanti all’UE”. Una visione, questa, non condivisa dallo storico e scrittore Olivier Meuwly. “Non c’è stato nulla di antidemocratico – ha spiegato ai microfoni di RTS – Penso che tutte le dinamiche della democrazia diretta siano state rispettate. Anche perché il popolo ha ancora l’ultima parola”, ovvero il referendum contro l’applicazione dell’iniziativa contro l’immigrazione di massa che l’UDC aveva deciso di non lanciare.
“Nella nostra democrazia il ruolo del Parlamento e del Consiglio federale è quello di trovare le soluzioni ‘più accettabili’, interpretando un testo votato dal popolo – ha proseguito Meuwly – È evidente che la soluzione ideale sarebbe stata l’applicazione alla lettera”.
Lo storico non risparmia una stoccata all’UDC: “A suo tempo avevano promesso che non vi sarebbero stati contrasti con l’UE e che una soluzione sarebbe stata a portata di mano. E invece di problemi ce ne sono stati: l’UE non ha voluto sottomettersi a una decisone svizzera, per questo Parlamento e Consiglio federale hanno dovuto trovare una soluzione che si avvicinasse il più possibile a quanto votato dal popolo ma che si adattasse anche alla realtà dei fatti”.
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