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Svizzera
9 febbraio: "La Svizzera non ci ha mai ascoltato"
9 febbraio: "La Svizzera non ci ha mai ascoltato"
9 febbraio: "La Svizzera non ci ha mai ascoltato"
Redazione
10 anni fa
Bruxelles esprime perplessità sul compromesso del Nazionale. E spuntano delle 'linee guida' sulla preferenza indigena

Da lunedì è toccato alla Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio degli Stati occuparsi dell'applicazione del voto popolare del 9 febbraio dopo che il Consiglio nazionale, lo scorso 2 settembre, aveva proposto un  compromesso definito "light" (vedi articolo suggerito).

Mentre a livello nazionale si discute sulla possibilità di introdurre una versione un po' più incisiva (la cosiddetta preferenza indigena "heavy", verso la quale si starebbe orientando la Camera alta), dall'UE sono già arrivati i primi moniti.

Come riferito lo scorso 13 settembre, la Commissione europea aveva inviato una lettera agli Stati membri dell’Unione, evidenziano gli “scarsi passi avanti” fatti nelle trattative con la Confederazione riguardo l’applicazione del voto popolare del 9 febbraio 2014.

Nella soluzione elaborata dal Nazionale, ricordiamo, è previsto il ricorso da parte del Consiglio federale a misure correttive appropriate che, se dovessero risultare incompatibili con l'accordo sulla libera circolazione delle persone, dovranno essere discusse da un comitato misto Svizzera/Ue. Ma Bruxelles aveva subito invocato l'introduzione di un accordo quadro che prevede la giurisdizione europea (vedi articolo suggerito).

Un problema rimasto ancora irrisolto tanto da indurre - lo riferisce oggi il Tages Anzeiger - gli Stati membri dell'UE a organizzare un incontro con il comitato misto per esprimere tutte le loro criticità alla soluzione elaborata dal Nazionale.

In particolare, l’UE rimprovera Berna di aver agito senza considerare le riserve espresse da Bruxelles: “Vogliamo poter decidere anche noi se introdurre o meno delle misure”, ha sostenuto un diplomatico di Bruxelles. “L’UE ha più volte fatto presente le proprie perplessità alla Svizzera senza mai ricevere risposta, e adesso vorrebbe addirittura introdurre delle misure più incisive”.

Inoltre, la possibilità di introdurre delle misure correttive metterebbe "in secondo piano il ruolo del comitato misto".

Oltre al documento inviato dalla Commissione è stato elaborato anche un “Non-Paper” contenente delle ‘linee guida europee’ volte a rendere compatibile il 9 febbraio con la libera circolazione. Più in dettaglio, la forza lavoro in Svizzera non deve essere discriminata a seconda della nazionalità o della residenza. Tutte le misure eventualmente introdotte dal Consiglio federale dovranno inoltre rispettare gli obblighi internazionali della Confederazione e dovranno essere discusse all’interno del comitato misto Svizzera/Ue.

Nel documento non viene spiegata la reazione dell’UE nel caso in cui la Svizzera dovesse rigettare queste proposte, ma verosimilmente sarà un tema che verrà trattato nell’incontro tra Jean-Claude Juncker e Johann Schneider-Amman del prossimo 28 ottobre.

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