
Dopo le perplessità espresse dal consigliere di Stato Manuele Bertoli giunge un’altra presa di posizione decisamente sorprendente sul compromesso per l'applicazione dell'iniziativa del 9 febbraio contro l'immigrazione di massa, approvato la scorsa settimana dalla Commissione delle istituzioni politiche del Nazionale.
L’UDC ha infatti trovato il sostegno di Economiesuisse che, tramite il presidente Heinz Karrer, sostiene la visione democentrista: la soluzione proposta dalla Commissione è troppo “leggera” e ci vogliono più garanzie sulla preferenza indigena.
Karrer ha ribadito ai microfoni di RTS la necessità di rispettare l’articolo 121a sull’immigrazione approvato in votazione popolare. “La soluzione presentata da Economiesuisse (ovvero rendere vincolante la preferenza indigena) va in questa direzione”, ha sottolineato Karrer.
La soluzione elaborata dalla Commissione delle istituzioni politiche prevede che il Consiglio federale elabori delle misure per sfruttare il potenziale di manodopera indigena (cittadini svizzeri e stranieri già domiciliati nel paese). Il governo dovrà anche determinare, tenendo conto di diversi fattori tra cui l'immigrazione, la situazione a livello di mercato del lavoro e la congiuntura, soglie a partire dalle quali potrà essere introdotto un obbligo di comunicazione dei posti di lavoro vacanti agli Uffici regionali di collocamento.
Ma Economiesuisse vuole andare oltre, anche se ciò implicherebbe più burocrazia e obblighi per le imprese. Ovvero lo spauracchio principale delle imprese stesse. Ed è proprio per questo motivo che la presa di posizione di Economiesuisse è stata definita da più parti “sorprendente”. Probabilmente è dovuta anche alla minaccia da parte dell’UDC di lanciare un’iniziativa per abolire la libera circolazione delle persone.
Un vero incubo per Economiesuisse, che si sarebbe “accontentata” di un referendum. “Un referendum sarebbe stato più facile da combattere”, ha ammesso Karrer alla RTS.
Le dichiarazioni di Karrer hanno portato scompiglio tra le fila del PLR, che ha sempre sostenuto la proposta scaturita dalla Commissione del Nazionale. La consigliera nazionale e membro della Commissione delle istituzioni politiche Isabelle Moret ha reagito con ironia: “Ma siamo sicuro che stiamo parlando di Economiesuisse?”.
Moret è “fiera” della soluzione trovata dalla Commissione, e un vincolo all’ “esaurimento della manodopera locale” è eccessivo: “Chiedere di provare che si è cercato in Svizzera senza aver trovato nessun profilo adatto è qualcosa di estremamente burocratico e costoso" ha evidenziato. "In alcuni settori come quello orologiero o informatico si sa benissimo che mancano profili adatti”.
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