
Primo giorno del processo al Tribunale distrettuale di Meilen (ZH) per l’uccisione di una donna di 73 anni trovata morta nell’agosto del 2016 nella sua abitazione a Küsnacht (ZH). La figlia 46enne, con un problema di consumo di droghe e farmaci, è accusata di aver ordinato l’uccisione a tre complici per ottenere l’eredità milionaria, ma respinge le accuse.
Tre sospetti esecutori materiali
Un operaio edile di 37 anni, sospettato di essere l’esecutore materiale del delitto, si è rifiutato di deporre. Un terzo imputato, un barista di 31 anni che ha la doppia nazionalità svizzera e colombiana, non si è presentato al processo ed ha deciso di rimanere in Colombia, dopo che il Tribunale federale un anno fa ne aveva ordinato la liberazione dalla detenzione preventiva. Un quarto imputato, un meccanico di motociclette di 28 ani accusato di reati minori, dovrà invece comparire in aula domani. Per il processo sono in programma sei giorni di dibattimenti. Ancora non si sa quando sarà annunciata la sentenza.
La vittima
La vittima era una dermatologa che gestiva uno studio nella città di Zurigo e viveva da sola a Küsnacht, sulla “costa dorata” del lago di Zurigo. Il 20 agosto di quattro anni fa, il figlio scoprì il corpo senza vita della donna. In base all’atto d’accusa, la donna fu soffocata con un cuscino e una pellicola di plastica stesa sul viso, mentre veniva immobilizzata trattenendogli le braccia. Gli esecutori materiali si impossessarono di orologi, soldi e carte di credito e si spartirono il bottino. Prima che i conti venissero bloccati, l’operaio edile riuscì a ritirare del denaro. I quattro furono arrestati a più di un mese di distanza dal delitto.
Le accuse contro la figlia: voleva l’eredità per pagarsi le droghe
La figlia è accusata di aver commissionato ai complici l’omicidio della madre e di aver promesso loro una ricompensa di 300.000 franchi per poter mettere le mani sull’eredità milionaria. “Non è vero”, ha detto la donna in aula sostenendo che non aveva problemi finanziari e di avere sempre ricevuto dalla madre un aiuto quando ne aveva bisogno. La figlia ha comunque dovuto ammettere davanti al giudice che i rapporti con la madre era spesso tesi, in particolare a causa del consumo di droghe e farmaci. Nei giorni precedenti all’arresto, l’imputata era arrivata consumare fino a 120 pastiglie al giorni di Ritalin, uno psicofarmaco utilizzato per il trattamento del disturbo da deficit di attenzione e iperattività. Un terzo delle pasticche le erano state prescritte da un medico e il resto le veniva fornito dalla madre.
La donna era stata più volte ricoverata in una clinica psichiatrica, dove aveva conosciuto il principale coimputato. Nell’estate del 2016, la donna era andata a vivere per tre settimane dalla madre che era gravemente malata. Il 19 agosto, un venerdì, sarebbe ritornata nel suo appartamento. La notte successiva la madre fu trovata morta.
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