
Una giovane madre curda con passaporto svizzero e residente a Basilea è bloccata da circa un anno in Turchia. La donna, arrestata nel settembre 2017 all’aeroporto Atatürk dopo essere tornata in patria per una breve vacanza, non può lasciare il paese nonostante si trovi ora a piede libero a abbia da poco dato alla luce una bambina.
Il suo, evidenzia il Tages Anzeiger, non è l’unico caso in cui le autorità di Ankara hanno vietato il ritorno in svizzera a cittadini in possesso della doppia nazionalità elvetica e turca. Sono almeno 7 le persone attualmente bloccate in Turchia perché sospettate di essere nell’organizzazione di Fetullah Gülen, il predicatore che il Governo di Ankara accusa di aver pianificato il fallito golpe di due anni fa.
Interpellato dal quotidiano zurighese il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) ha confermato di essere a conoscenza di questi 7 casi e di altri cittadini turchi residenti in Svizzera (ma senza passaporto rossocrociato) bloccati o addirittura incarcerati. Il DFAE ha attualmente le mani legate in quanto le autorità turche considerano le persone con doppia cittadinanza esclusivamente come cittadini turchi e non sempre ammettono la protezione consolare. L’ambasciata turca a Berna non ha voluto rilasciare dichiarazioni ma ha indetto una conferenza stampa per venerdì.
Nel marzo del 2017, ricordiamo, un cittadino curdo aveva spiegato a Ticinonews di essere molto preoccupato del giro di vite della autorità turche: "Sulla stampa locale si invitano i cittadini in possesso della doppia nazionalità a non tornare. So di una donna trattenuta per 17 ore una volta arrivata all'aeroporto di Ankara" (vedi articolo suggerito).
Il dipartimento diretto da Ignazio Cassis ha riveduto i suoi "consigli di viaggio" per la Turchia dopo il tentato colpo di Stato del 15 luglio 2016. Sul sito internet ricorda che il presidente Recep Tayyip Erdogan ha dichiarato lo stato d'emergenza, che autorizza il governo "a limitare in vari modi diritti fondamentali" come la libertà di assemblea e di stampa. Durante lo stato di emergenza - avverte - "possono avvenire degli arresti senza mandato di cattura e divieti di entrata o di uscita dal paese". Il DFAE rammenta ancora che "la polizia può in determinate circostanze impedire l'uscita dal Paese", per esempio nel caso di procedimenti penali connessi al tentato colpo di stato del luglio 2016 o di sospetti collegamenti con organizzazioni vietate.
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