
Sessantatré rom di Ungheria sono arrivati lunedì pomeriggio a bordo di un pullman davanti alla stazione di Vallorbe, nel canton Vaud, e si sono poi recati a piedi, grosse valige in mano, al locale centro di registrazione dove hanno chiesto asilo in Svizzera, sostenendo di aver lasciato la città di Miskols perché perseguitati. Nel frattempo sono stati ripartiti tra Vallorbe, Basilea e Pfäffikon (ZH). La notizia, diffusa ieri dal quotidiano "Le Matin", sta suscitando parecchio scalpore in Romandia perché secondo il giornale migliaia di rom vorrebbero lasciare l'Ungheria. Rappresentanti dell'Ufficio federale della migrazione (UFM) e l'ambasciatore d'Ungheria a Berna si sono incontrati ieri per discutere della questione. Nell'incontro di "un'oretta" si è parlato di "prevenzione e ritorno", ha dichiarato all'ats il servizio stampa dell'UFM, precisando che per "prevenzione" bisogna intendere campagne informative presso le persone suscettibili di voler lasciare l'Ungheria. Nel caso di cittadini ungheresi, le chance di un'accettazione della richiesta d'asilo sono minime, nota l'UFM, pur rilevando che ogni domanda viene trattata individualmente. "Abbiamo perso tutto nel nostro paese d'origine", ha dichiarato a "Le Matin" il capo del gruppo di rom, costituito da famiglie con bambini. "Ultimamente le autorità ci hanno persino confiscato i nostri alloggi", ha aggiunto. Il Comune di Miskols - città di oltre 160'000 abitanti nel nordest dell'Ungheria - avrebbe infatti deciso di costruire uno stadio proprio nel cuore del quartiere rom, cacciando migliaia di persone dalle loro abitazioni.
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