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Svizzera
600'000 franchi di aiuti sociali per il "predicatore dell'odio"
600'000 franchi di aiuti sociali per il "predicatore dell'odio"
600'000 franchi di aiuti sociali per il "predicatore dell'odio"
Redazione
9 anni fa
È polemica sui contributi versati a un imam in pensione che invita Allah a “sterminare i nemici dell’Islam”. FOTO

Oltralpe la figura di Abu Ramadan è da tempo oggetto di discussione a causa delle sue prediche nelle quali invita Allah a “sterminare i nemici dell’Islam”, ovvero "ebrei, cristiani, induisti, russi e sciiti".

Il 64enne era arrivato in Svizzera nel 1998 con lo statuto di rifugiato e attualmente è beneficiario di un regolare permesso C. Ramadan vive da 17 anni a Nidau e risulta da tempo disoccupato e, pur non avendo svolto alcuno studio in teologia (è agronomo), predica presso la moschea Ar’Rahman di Bienne. Nonostante si trovi in Svizzera da quasi 20 anni non sa né il francese né il tedesco.

Il 64enne libico, va detto, non è un sostenitore dell'ISIS ma auspica un ritorno dell'islam "come ai tempi di Maometto" ed è legato al controverso Consiglio centrale islamico svizzero (CCIS) e alla sua figura di spicco, l'imam Nicolas Blancho.

Come se non bastasse, i quotidiani Tages Anzeiger e Der Bund, in collaborazione con la SRF,  hanno rivelato che da qualche tempo l’uomo è in pensione e percepisce una rendita anticipata AVS con prestazioni complementari, mentre dal 2004 al 2017 ha vissuto esclusivamente grazie all’assistenza sociale, senza mai lavorare. In 13 anni ha beneficiato di contributi per un totale di 600'000 franchi.

Interpellato in merito dal quotidiano zurighese e dalla trasmissione della SRF "Rundschau" il legale di Ramadan ha spiegato che le prediche presso la moschea di Bienne si tengono a titolo gratuito e che all'imam vengono rimborsate esclusivamente le spese di viaggio in occasione dei suoi pellegrinaggi alla volta della Mecca e di Medina. Ovvero, stando al legale, Ramadan non riceve alcuno stipendio e dipende esclusivamente dall'assistenza sociale.

Alcune immagini scattate a La Mecca lo ritraggono al buffet di un albergo a 5 stelle (vedi GALLERY), gettando ulteriore benzina sul fuoco.

L’Ufficio del sostegno sociale di Nidau non ha voluto rilasciare dichiarazioni.

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