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Svizzera
2500 a Bellinzona, 2000 a Zurigo
2500 a Bellinzona, 2000 a Zurigo
2500 a Bellinzona, 2000 a Zurigo
Redazione
11 anni fa
Prosegue lo sciopero dell'edilizia. I lavoratori zurighesi cementificano simbolicamente il pensionamento a 60 anni

Dopo che ieri a Bellinzona si sono riuniti oltre 2500 lavoratori edili, oggi a Zurigo ne sono scesi in piazza circa 2000 (più un migliaio nelle altre principali città svizzere tedesche). Questo per richiedere il rinnovo del contratto collettivo di lavoro dell'edilizia principale (CNM), che scadrà a fine anno, nonché per risolvere i problemi nei cantieri. Ma non solo. Quest'anno la posta in gioco è alta: secondo i sindacati UNIA e Syna, i lavoratori hanno bisogno di una migliore protezione contro le intemperie e soprattutto contro il problema dilagante del dumping salariale.

Così oggi attorno a mezzogiorno, dopo le azioni di protesta avvenute in mattinata, i lavoratori edili zurighesi hanno accolto delegazioni di colleghi provenienti da tutta la Svizzera tedesca. Dopo un pranzo comune, i manifestanti hanno raggiunto la sede della Società svizzera degli impresari costruttori (SSIC), cementando una statua raffigurante il numero 60, alta oltre 2 metri, proprio per attaccare simbolicamente il pensionamento a 60 anni. La statua è stata poi consegnata alla SSIC dai lavoratori per dimostrare che sono pronti a lottare.

"Con il pretesto dell’aumento temporaneo del numero dei pensionati" si legge in una nota congiuta dei sindacati UNIA e Syna, "gli impresari costruttori attaccano, infatti, il pensionamento a 60 anni. Incuranti del duro lavoro degli edili, vogliono innalzare la loro età pensionabile o tagliare le loro rendite fino a 1000 franchi al mese. Ma gli edili non ci stanno. La garanzia del pensionamento a 60 anni è un prerequisito per il rinnovo del Contratto nazionale mantello".

Dopo Bellinzona e Zurigo, la mobilitazione proseguirà domani nella Svizzera romanda, dove i cantieri si fermeranno e i lavoratori organizzeranno grandi assemblee a Ginevra e a Neuchâtel. "Anche i lavoratori della Svizzera romanda ne hanno abbastanza della politica di rifiuto della SSIC". 

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