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Svizzera
22 foreign fighter deceduti, 14 sono tornati in Svizzera
22 foreign fighter deceduti, 14 sono tornati in Svizzera
22 foreign fighter deceduti, 14 sono tornati in Svizzera
Redazione
9 anni fa
La Fedpol ha diffuso le cifre sui combattenti svizzeri e presentato un piano d'azione federale

“Il terrorismo islamico è tra noi, nel cuore dell’Europa”, ha scritto la direttrice dell’Ufficio federale di Polizia Nicoletta Della Valle nel rapporto sul terrorismo redatto dalla task-force TETRA (TErrorist TRAcking, inseguimento del terrorismo) della quale fanno parte il Dipartimento federale degli affari esteri, la Procura federale, il Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC) e la Conferenza delle autorità cantonali competenti in materia di esecuzione delle pene e delle misure.

“Il terrorismo a basso costo logistico può colpire dappertutto - ha ammonito Della Valle – E la radicalizzazione gioca un ruolo molto importante. Gli attacchi sono condotti con mezzi e pianificazione spesso improvvisati”.

Il SIC ha inoltre presentato i dati aggiornati sui cosiddetti jihadisti svizzeri. Ad oggi sono 81 le persone che hanno lasciato la Svizzera per unirsi alle file del terrorismo internazionale. 67 di loro sono partite per la Siria o l'Iraq e 22 sarebbero decedute. E tra di essi potrebbe esserci anche Y., il foreign fighter ticinese presumibilmente reclutato dall’ex agente di sicurezza della Argo One e probabilmente morto a Mosul nel 2016 (vedi articolo suggerito).

14 persone sono invece tornate in Svizzera mentre 30 degli 81 combattenti partiti per la jihad sono cittadini svizzeri (18 dei quali con il doppio passaporto).

Il rapporto presentato oggi illustra una strategia basata su sei pilastri per combattere questo fenomeno: evitare la radicalizzazione, individuare le persone radicalizzate (attaulmente nel mirino delle autorità vi sono 497 persone sospette), arrestare le persone legate al terrorismo (nel 2016 è stato impedito l’ingresso in Svizzera di 107 sospetti jihadisti, 90 in più del 2015), condannare i jihadisti e impedirne la fuga. Ultimo punto, proteggere la popolazione da persone arrestate per legami con il terrorismo e appena scarcerate (pericolo di recidiva). Ad oggi, specifica la Fedpol, non ci sono casi di imminente scarcerazione di sospetti jihadisti.

Mediante il previsto Piano d'azione per prevenire l'estremismo violento (PVE, Preventing Violent Extremism) si intende "proporre un pacchetto di misure concrete e praticabili per impedire e contrastare ogni forma di radicalizzazione", precisa un comunicato relativo al rapporto. Inoltre è prevista la realizzazione di provvedimenti di de-radicalizzazione e risocializzazione.

Il piano dovrebbe essere attuato dal terzo trimestre 2017. A questo proposito la Confederazione sta valutando la possibilità di sostenere finanziariamente le istituzioni.

Il Consiglio federale riscontra lacune nelle misure preventive attualmente a disposizione della polizia, precisa il rapporto. La fedpol sta elaborando soluzioni al di fuori di un procedimento penale, tra queste: l'obbligo di presentarsi a un posto di polizia, il ritiro dei documenti d'identità nonché la possibilità di segnalare persone sospette nel sistema d'informazione Schengen (SIS) ai fini di una sorveglianza discreta.

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