
Ma in Ticino il «no» all'iniziativa SSR si ferma al 53,29% – «Sì» all'imposizione individuale, bocciato il fondo per il clima – Sul denaro contante passa il controprogetto – Ticinesi contrari all'iniziativa sul dumping salariale

Per la seconda volta il popolo svizzero ha bocciato in modo chiaro «un’iniziativa che intendeva attaccare il servizio pubblico radiotelevisivo». E la stessa cosa hanno fatto anche i Cantoni. Secondo l’Associazione ticinese dei giornalisti «c’è ora da sperare che il fronte degli iniziativisti abbia capito la portata di questa doppia lezione del cittadino sovrano e che la voglia accettare». In Ticino il risultato è stato meno netto. «Qui la competizione Lega/ UDC in questa battaglia che loro stessi hanno definito ‘storica’ ha sicuramente lasciato il segno. E un segno lo ha sicuramente lasciato anche il fatto che una parte dei rappresentanti ticinesi a Berna – e in Consiglio di Stato – si è schierata a favore dell’iniziativa, con il rischio di indebolire la loro stessa regione». Il canone – viene ricordato – passerà comunque a 300 franchi, a partire dal 2029, e questo porterà la Rsi a dover tagliare circa 100 posti di lavoro. «E qui sollecitiamo l’azienda a limitare al minimo i licenziamenti e ad attuarli, laddove inevitabile, non dimenticandosi del suo ruolo sociale, favorendo pre-pensionamenti e turnover».
Il nuovo mandato della SSR
Finita una battaglia ne comincia già un’altra, quella sulla nuova concessione della SSR. Il «no» popolare di oggi «fa chiaramente capire che nel definire questo nuovo mandato occorrerà anche tener conto del risultato odierno; i cittadini e i Cantoni hanno a cuore un servizio pubblico radiotelevisivo forte e ciò significa in prima linea un’informazione della SSR, anche culturale, affidabile e credibile, solida pure dal punto di vista finanziario». E per farlo «la SSR deve poter continuare a far leva su altri sport e intrattenimento, per offrire una programmazione completa e capace di proporre anche una valida alternativa alle tante piattaforme straniere a pagamento».
«Trumpismo mediatico» versione svizzera
La campagna che si è appena conclusa, scrive ancora l’Atg, «ha confermato che un certo ‘trumpismo mediatico’ esiste anche in Svizzera e in Ticino. Una corrente che non perde occasione per schierarsi contro l’informazione indipendente e contro il sistema mediatico del nostro paese». Questo fronte «non se la prende solo con il servizio pubblico, ma anche con le testate giornalistiche private. Non va dimenticato che chi ha lottato contro la SSR, nel 2022 aveva promosso un referendum contro un pacchetto di aiuto ai media privati locali. Referendum purtroppo riuscito». Quel pacchetto «avrebbe sicuramente aiutato a prevenire l’ondata di licenziamenti che il nostro settore ha conosciuto nel corso degli ultimi anni, oltre San Gottardo e anche in Ticino».
L'auspicio
Nel settore dei media svizzeri «non bisogna procedere a tagli, ma semmai a un incremento del sostegno (indiretto) pubblico. E questo a livello federale e nei cantoni, Ticino compreso. In un’epoca di guerre ibride, fake news a ritmo continuo e disinformazione capace di influenzare votazioni ed elezioni, disporre di un paesaggio mediatico forte, pubblico e privato, è essenziale per il buon funzionamento del nostro sistema democratico».
«Temevo questo voto perché era subdolo, molto più ragionato rispetto all’iniziativa ‘No Billag’. E forse proprio perché lo si è temuto, dalla parte del ‘no’ ci si è organizzati in maniera tale da portare a casa un risultato importante, chiarissimo a livello nazionale: a favore del servizio pubblico, di un’informazione di qualità e dei posti di lavoro». Sono queste le considerazioni del consigliere nazionale Simone Gianini (PLR) in merito al «no» dei cittadini svizzeri all’iniziativa SSR.
«Certo, forse a Comano qualche riflessione in più la Rsi la dovrà fare», rileva ancora Gianini. Tuttavia «questo è un ‘no’ consistente e ci consentirà di godere di una chiave di riparto che vede arrivare in Ticino parecchie risorse dalla Svizzera interna». Il grosso rischio per il nostro cantone, secondo il deputato PLR, «era che passasse il ‘sì’ a fronte di una bocciatura nazionale, e di dover quindi spiegare poi agli svizzeri tedeschi perché è giustificato che ci sia una radiotelevisione importante in Ticino».
I risultati definitivi delle votazioni federali, dopo le 20.30, non sono ancora noti. Il motivo è da ricercarsi in due Comuni friburghesi che hanno dovuto ricontare i voti. Estavayer-le-Lac e Marly hanno incontrato delle difficoltà, ha riferito a Keystone-ATS una fonte vicina al dossier. L'esito delle votazioni, in ogni caso, non cambierà. Per la prima volta nella storia recente, il Consiglio federale ha commentato il risultato di una domenica di votazioni prima della pubblicazione dei risultati definitivi.
«Abbiamo cercato di mettere al centro del dibattito la questione di una riduzione generalizzata degli stipendi che sta avvenendo e di una notevole discriminazione salariale tra uomo e donna. Sono temi che coinvolgono tutta la popolazione e noi avevamo una proposta molto chiara e semplice: bisogna controllare queste leggi». Esprime rammarico il deputato Mps Matteo Pronzini per la bocciatura dell’iniziativa lanciata dal suo partito per contrastare il dumping salariale. «Il Consiglio di Stato, le associazioni padronali e i partiti di destra hanno tentato, come sempre, di vendere fumo. In realtà non si fa nulla. E questa situazione, se non si mette un argine, continuerà».
A votare sì «sono stati soprattutto giovani che devono partire da questo cantone perché non trovano lavoro, donne che quotidianamente subiscono discriminazione salariale, interi settori che ogni giorno si vedono fare proposte per peggiorare le condizioni di lavoro». Ecco, «noi, con questa nostra iniziativa, siamo riusciti a entrare in contatto con questi settori». La situazione «è inaccettabile e dall'altra parte le forze maggiori che dirigono questo Cantone di fatto non hanno fatto nulla, altrimenti non si capirebbe perché negli ultimi vent'anni gli stipendi hanno continuato a diminuire». La difesa delle condizioni di lavoro e il contrasto alla discriminazione uomo-donna «fanno parte del DNA del Mps e le porteremo avanti. Lo stiamo facendo quotidianamente e continueremo a farlo sia all'interno del Legislativo che al di fuori di esso».
«Un passo di legittimazione verso un servizio pubblico che sia forte nelle regioni, perché con 200 franchi la presenza che abbiamo oggi non sarebbe più stata sostenibile». Così il direttore della Rsi Mario Timbal commenta la bocciatura dell’iniziativa che voleva ridurre il canone radiotelevisivo a 200 franchi. Ma il risultato di oggi «è anche un messaggio forte per avere una Rsi presente nel mondo digitale, perché la proposta in votazione avrebbe limitato ulteriormente la nostra presenza». Che invece, viene assicurato, verrà rafforzata. «Chiaramente, dopo una campagna molto dura e molto polarizzata, sarà importante per noi riallacciare un rapporto con tutto il cantone e fare in modo che le scorie di questa campagna non vengano a interferire con il servizio che noi offriamo a tutti i cittadini».
Bisognerà anche fare tesoro del dibattito di questi ultimi mesi. «Le riflessioni sono già in corso», precisa la presidente della CORSI Giovanna Masoni Brenni. «Sono anni che l’ascolto, il dialogo con il pubblico, con gli interlocutori e con il Paese sono molto aumentati. E continueremo su questa via, anche e soprattutto con quella minoranza che ha votato sì». Tornando al risultato di oggi «in Ticino siamo partiti con 32'000 firme a sostegno dell’iniziativa, con promotori e consiglieri agli Stati che la sostenevano», ricorda Masoni Brenni. «Quando io ho accettato questa battaglia come presidente della CORSI ci eravamo detti: ‘è una missione quasi impossibile’. E invece ce l’abbiamo fatta e siamo molti soddisfatti del risultato».
Un consigliere federale Albert Rösti più che soddisfatto dell'esito negativo dell'iniziativa popolare «200 franchi bastano! (Iniziativa SSR)», con popolo e Cantoni che hanno seguito in toto le indicazioni dell'esecutivo. Ora, occorre continuare con la nuova concessione.
Nella tradizionale conferenza stampa dopo le votazioni, Rösti si è presentato per commentare il netto «no» (quasi il 62%) all'iniziativa, affermando che i votanti hanno ascoltato le raccomandazioni di Governo e Parlamento. In particolare, secondo il ministro delle comunicazioni, ha giocato un ruolo il controprogetto all'iniziativa SSR proposto dal Consiglio federale: l'esecutivo ha infatti già deciso di ridurre il canone per le economie domestiche nel 2027 da 335 a 312 franchi e nel 2029 a 300 franchi. Dal 2027 inoltre circa altre 65'000 imprese non dovranno più pagare la tassa.
Il rifiuto del testo non deve impedirci di pensare all'evoluzione della SSR, ha continuato Rösti, che si è detto pronto a proseguire le discussioni sulla nuova concessione, nella quale lo sport e l'intrattenimento saranno ridimensionati, mentre nell'offerta rimarranno ben presenti l'informazione, la formazione e la cultura. In particolare, la SSR dovrà proporre quegli sport che i media privati non potranno diffondere.
Inoltre, Rösti ha ribadito che la riduzione del budget (-17%) già avviata dalla SSR con il progetto «Enavant», oltre a un ridimensionamento di alcuni settori, porterà a un risparmio nel personale di circa 900 impieghi.
Bocciando l'iniziativa per un fondo per il clima, i votanti hanno confermato la politica del Consiglio federale. Lo ha affermato il ministro dell'ambiente Albert Rösti, prima di aggiungere che l'esecutivo proseguirà su questa strada ed elencare le leggi che popolo e parlamento hanno adottato negli ultimi quattro anni in ambito ambientale.
«Si tratta della legge sul clima e l'innovazione, quella su un approvvigionamento elettrico sicuro con le energie rinnovabili, della revisione della legge sul CO2 e la legge sulla protezione dell'ambiente che mira a rafforzare l'economia circolare e a ridurre le emissioni», ha precisato.
«La Svizzera da sola non può influenzare il cambiamento climatico, c'è bisogno di tutti i paesi», ha sostenuto Rösti, puntando il dito in particolare su chi produce più emissioni, come Cina, Stati Uniti, India, Arabia Saudita. La ultima COP ha però mostrato le difficoltà attuali di unire le forze, ha aggiunto. Per questo è ancora più importante che la Svizzera si faccia forte con le sue misure e innovazioni anche al di fuori dei suoi confini, ha rilevato, prima di concludere dicendo che «la nostra politica attuale di riduzione di gas a effetto serra è efficace».
Commentando il «sì» all'imposizione individuale, la consigliera federale Karin Keller-Sutter ha ricordato in conferenza stampa che la grande maggioranza dei cittadini pagherà meno o lo stesso importo di imposte rispetto a oggi, mentre una minoranza subirà un certo aumento del carico fiscale. Rispondendo a una domanda, ha poi evocato l'iniziativa popolare del Centro, che mira anch'essa a eliminare la penalizzazione fiscale del matrimonio.
Se questa dovesse essere accettata in votazione «sarebbe problematico», in quanto la proposta del Centro esclude l'imposizione individuale come soluzione, ha sottolineato la ministra delle finanze. «Sarebbe quindi molto difficile applicare entrambe le cose contemporaneamente».
Alla domanda se l'ipotetico articolo costituzionale avrebbe più peso rispetto alla legge, Keller-Sutter ha risposto che «bisognerà esaminare la questione, non è del tutto chiaro come si debba procedere». La ministra delle finanze ha poi ricordato la posizione del Consiglio federale, contraria all'iniziativa del Centro: «lo stato civile non deve figurare nella Costituzione come base del diritto fiscale», ha sostenuto.
Verdi Svizzera e Verdi del Ticino esprimono «profonda delusione» per il rifiuto dell'iniziativa per un fondo per il clima. Nonostante l'esito della votazione, «il mandato democratico resta chiaro: la neutralità climatica è un obiettivo prioritario scritto nella legge e sostenuto dalla popolazione, come evidenziato dal barometro delle apprensioni: il cambiamento climatico è da anni una delle principali preoccupazioni della popolazione».
Responsabilità e fatti scientifici
Oggi l'elettorato – secondo gli ecologisti – «ha respinto uno strumento di finanziamento concreto e socialmente accettabile, consegnando così un chiaro mandato al consigliere federale Albert Rösti e alla maggioranza di destra, che ora hanno l'obbligo di presentare soluzioni scientificamente fondate per gli obiettivi sanciti per legge». Durante tutta la campagna referendaria, «la scienza è stata ripetutamente screditata dal consigliere federale Albert Rösti e da Economiesuisse. Il nostro impegno per la protezione del clima e per un futuro vivibile rimane immutato». Per i Verdi la strada da seguire è chiara: addio alle fonti fossili; basta tagli al clima; energie rinnovabili.
«Un chiaro 'no' a difesa del Ticino e della Rsi»
Viene invece accolta con grande soddisfazione la bocciatura dell'iniziativa «200 franchi bastano». La popolazione «ha lanciato un segnale inequivocabile a sostegno del servizio pubblico radiotelevisivo. Per il Ticino e la Svizzera italiana, il risultato di oggi non è solo una vittoria per la democrazia, ma una garanzia per la nostra identità culturale e per la tutela di centinaia di posti di lavoro». Come ricorda Greta Gysin, consigliera nazionale Verdi del Ticino, «l'accettazione dell'iniziativa avrebbe messo a rischio tra i 500 e i 700 posti di lavoro diretti nel nostro cantone, senza contare quelli indiretti dovuti al mancato indotto economico».
Imposizione individuale e dumping
Soddisfazione viene espressa anche per l'accettazione dell'imposizione individuale, «che abbiamo contribuito a plasmare in modo decisivo in Parlamento». Il nuovo sistema, approvato proprio l'8 marzo, «è una vittoria per la parità e per una società moderna e più equa». C’è invece rammarico da parte dei Verdi del Ticino per la bocciatura dell’iniziativa contro il dumping salariale. «È una mancata occasione per intervenire concretamente in un mercato del lavoro segnato da salari da fame e precarietà». Nonostante il risultato, «i problemi strutturali del nostro cantone permangono e restano irrisolti. La nostra mobilitazione non si ferma quindi qui; continueremo a batterci in Gran Consiglio per ottenere controlli più severi e trasparenza, perché il ‘no’ di oggi non deve diventare un lasciapassare per lo sfruttamento e la concorrenza sleale sulla pelle di chi lavora».
Con la decisione odierna sul denaro contante c'è chiarezza riguardo al quadro costituzionale: lo ha detto la consigliera federale Karin Keller-Sutter commentando l'approvazione del controprogetto indiretto all'iniziativa lanciata sul tema.
«Per la popolazione e l'economia nella vita quotidiana non cambia però nulla», ha aggiunto la 62enne. «Non vi sono costi supplementari per la Confederazione o i cantoni», ha puntualizzato la responsabile del Dipartimento federale delle finanze (DFF).
«Il denaro contante continua peraltro ad avere una grande importanza», ha chiosato l'esponente del PLR. «Anche se oggi viene usato di meno, rimane un mezzo di pagamento importante». E con la decisione odierna rimane immutato il quadro istituzionale dell'approvvigionamento di monete e banconote, che rimane di competenza della Banca nazionale svizzera (BNS), ha concluso.

L’iniziativa federale per ridurre il canone SSR a 200 franchi è stata respinta dal popolo svizzero, che ha quindi confermato il sostegno al servizio pubblico radiotelevisivo. Secondo l’UDC Ticino, «resta però un fatto importante: grazie all’iniziativa, nel 2029 il canone verrà comunque ridotto da 335 a 300 franchi, con un alleggerimento concreto per le famiglie svizzere». Particolarmente significativo, secondo il partito, è il risultato ticinese. «Nonostante una campagna allarmistica del fronte contrario – che evocava scenari catastrofici su posti di lavoro e coesione nazionale – quasi un ticinese su due ha sostenuto l’iniziativa». Per i democentristi «si tratta di un segnale politico che la SSR e in particolare la RSI dovrebbero prendere sul serio: in Ticino cresce l’insofferenza verso un’informazione spesso percepita come parziale e troppo orientata a sinistra».
«Bocciate le ricette estreme della sinistra»
L’UDC Ticino rileva invece con soddisfazione «che ancora una volta le soluzioni estreme della sinistra nel mondo del lavoro sono state respinte dal popolo». L’iniziativa antidumping «ha comunque avuto il merito di riportare al centro del dibattito il problema del dumping salariale in Ticino». Tuttavia «bisogna avere il coraggio di indicarne la causa principale: la libera circolazione delle persone con l’Unione europea, troppo spesso difesa dalla sinistra». Il popolo ticinese avrà presto l’occasione di affrontare il problema alla radice, viene ricordato. Il prossimo giugno «sarà infatti chiamato a votare sull’iniziativa popolare a livello federale ‘No a una Svizzera da 10 milioni!’, che permetterebbe al nostro Paese di tornare a gestire autonomamente la migrazione e di disdire l’accordo sulla libera circolazione delle persone». Accordo «che ha peggiorato il mercato del lavoro ticinese, mettendo i residenti sotto pressione a causa del massiccio afflusso di manodopera frontaliera e costringendo ogni anno circa 800 giovani ticinesi a emigrare oltre San Gottardo per trovare opportunità professionali».
«Non era per nulla scontato che il Ticino fosse rosso sulla cartina. Si tratta di un ‘no’ molto significativo, perché la mia lettura non è tanto un essere contro la RSI, contro il servizio pubblico. Il sentimento che ho avuto io dalla popolazione è che chi ha detto 'sì' lo ha fatto anche per la questione del potere d'acquisto». Fabrizio Sirica, co-presidente del Partito socialista, commenta così il 53,29% di «no» all'iniziativa SSR espresso dai cittadini ticinesi. «Il messaggio - che in qualche modo è corretto - è che cento franchi fanno comunque la differenza quando mancano. Ma nonostante questa insidiosa argomentazione, abbiamo visto addirittura un quasi 52% di 'no' nella città di Lugano, dove avevamo tutti i più alti esponenti che si sono espressi a favore di questa iniziativa. Penso sia un segnale molto chiaro e molto positivo per il servizio pubblico». L'iniziativa «era pericolosa, potenzialmente estremamente dannosa, e in tutta la Svizzera ha visto l'opposizione dei Cantoni».
L'imposizione individuale
Passando al tema dell’imposizione individuale, «è vero che in Canton Ticino non è passato, ma il risultato complessivo per me, ed è quello che conta alla fine, è estremamente soddisfacente». Sull'elemento portato concernente l'aumento della burocrazia «andrà fatta comunque un'importante riflessione. Vi è comunque un costo e l'applicazione, in un cantone che fa molta fatica con le finanze, sicuramente è qualcosa che ha dato da pensare a molti. Queste argomentazioni andranno tenute in considerazione nell'implementazione».
La questione climatica
Concludendo con il fondo per il clima, «qui siamo sicuramente in presenza di una chiara sconfitta per il Partito socialista e per l'area rosso-verde che ha promosso l'iniziativa», prosegue Sirica. «Ce lo aspettavamo, ma ciò non toglie che fa male. E fa riflettere. L'espressione del voto è sempre molto legata alle congiunture del momento ed evidentemente il tema dell'investimento sul clima è passato non in seconda, ma forse in terza fascia tra le preoccupazioni, con l'argomento del potere d'acquisto da un lato e l'enorme questione internazionale dall'altro». Questo «sicuramente ci ha sfavoriti, così come il fatto che tutta l'attenzione si è concentrata molto su altre iniziative. Ciò ha avuto probabilmente un effetto sul tipo di dibattito che si è creato. Ma questa non vuole essere una scusa».
La consigliera di Stato Marina Carobbio esprime «la sua soddisfazione personale e quella del Governo» per il «no» alle urne contro l’iniziativa SSR. Iniziativa che il Governo cantonale invitava a respingere «proprio per le conseguenze che avrebbe avuto in caso di ‘sì’, sia in termini di un’informazione di qualità, sia per le conseguenze a livello di coesione nazionale: noi siamo una minoranza linguistica e culturale, e grazie anche al servizio pubblico radiotelevisivo possiamo portare avanti il plurilinguismo e le nostre specificità come Svizzera italiana». Inoltre «non dobbiamo dimenticare l’impatto che l’approvazione avrebbe avuto in termini di posti di lavoro e di formazione».
Gli argomenti
Ma qual è l’argomento che ha convinto maggiormente i ticinesi? «Penso che siano più temi ad aver spinto la popolazione a votare ‘no’», risponde Carobbio. «C’è sicuramente quello dei posti di lavoro qualificati, in un cantone in cui già si fa fatica a offrirne ai giovani. C’è la questione dell’indotto, dunque delle altre aziende che hanno a che fare con il servizio pubblico radiotelevisivo». Oltre a ciò, «in questo periodo storico c’è anche il tema di un’informazione indipendente e corretta. Vediamo che c’è sempre più disinformazione e ciò mette a rischio la democrazia. E i cittadini lo capiscono».
Una buona fetta della popolazione ha comunque votato «sì». Un «sì», come detto, dovuto anche a un impatto finanziario che può essere importante per molte persone. «Certamente, questo è uno degli elementi che ha portato parte dei cittadini a esprimersi a favore», analizza Carobbio. «Penso soprattutto a chi è confrontato con un’erosione del proprio potere d’acquisto, valutando meno le conseguenze in termini di posti di lavoro o indotto economico per tutto il cantone». In merito a questo aspetto, «credo che la politica ticinese debba dare con urgenza delle risposte a queta erosione del potere d’acquisto. C’è una discussione sull’applicazione delle iniziative popolari sulle casse malati e ci sono altri temi legati la lavoro, ma qui c’è una vera e propria urgenza. Questo segnale non va sottovalutato».
L'UDC deplora la bocciatura alle urne dell'iniziativa «200 franchi bastano!». Il canone obbligatorio, «del tutto ingiustificato» per le imprese e i commercianti, rimane in vigore e deve essere pagato in base al loro fatturato.
In un comunicato, l'UDC deplora inoltre che la popolazione svizzera debba continuare a finanziare un «giornalismo di sinistra» con «miliardi di franchi» provenienti dal canone. «Il fatto che il PS abbia sponsorizzato la campagna contro la proposta con un importo record di 1,6 milioni non è insignificante: si tratta chiaramente di un investimento in quella che sembra essere l'anticamera del partito», critica l'UDC.
Nonostante il rifiuto dell'iniziativa, l'UDC è comunque soddisfatta della futura riduzione del canone a 300 franchi per le famiglie e dello sgravio per molte piccole imprese. I democentristi vedono inoltre con favore il dibattito avviato sulla missione della SSR e il fatto «che sia stata messa in luce la parzialità politica della SSR».
La Lega dei Ticinesi prende atto del «no» popolare all’iniziativa «200 franchi bastano». Un esito che non sorprende, si legge in una nota stampa, «anche in considerazione della mobilitazione senza precedenti (che sarebbe stata degna di ben miglior causa) attuata dalla casta, che ha fatto quadrato attorno al proprio centro di potere, di distribuzione di cariche e di prebende, nonché di propaganda». Tuttavia «è un dato di fatto che un canone a 335 franchi già oggi è in contraddizione con le modalità di fruizione mediatica, e sempre più lo sarà in futuro. È quindi facile prevedere che il tema sarà destinato a ripresentarsi in futuro e certamente si porrà a livello federale al momento della ridefinizione della concessione della SSR». Il voto odierno, con quasi un ticinese su due favorevole all’iniziativa «dovrebbe imporre una profonda riflessione alla SSR-RSI». La Lega «non si fa però alcuna illusione al proposito: l’emittente ne è del tutto incapace, come ha abbondantemente dimostrato dopo la votazione sull’iniziativa ‘No Billag’».
La tassazione individuale
Il movimento di via Monte Boglia accoglie invece con favore il chiaro «no» espresso dal popolo ticinese alla Legge federale sull’imposizione individuale. In Ticino gli elettori «hanno respinto un modello che, tramite la leva fiscale, avrebbe favorito un determinato modello di famiglia, penalizzando chi sceglie di dedicarsi maggiormente alla cura dei figli o dei propri familiari. Prendiamo atto che a livello svizzero la legge è stata approvata». Tuttavia «restiamo convinti che la cosiddetta ‘penalizzazione fiscale del matrimonio’ debba essere risolta con altri strumenti, senza aumentare la burocrazia né imporre tramite il fisco un unico modello di famiglia».
Denaro contante
L’approvazione dell’iniziativa popolare «Il denaro contante è libertà» da parte del popolo ticinese soddisfa la Lega. La società ‘cashless’ «rende infatti il cittadino sorvegliabile, ricattabile e lo mette alla mercé della disponibilità e del finanziamento di tecnologie e infrastrutture elettroniche». Il prossimo passo «dovrà essere garantire che il contante venga sempre accettato come mezzo di pagamento: purtroppo anche lo Stato e il parastato danno il cattivo esempio, muovendosi in una direzione diversa. Questa deriva va fermata, e il controprogetto è solo una correzione minima».
La questione climatica
Il movimento giudica «molto positivo» il «no» al Fondo per il clima, «che avrebbe bruciato inutilmente 8 miliardi all’anno che sarebbero stati compensati con pesanti aggravi fiscali a carico di cittadini e imprese». Per il clima e la biodiversità, «la Svizzera spende già 3 miliardi di franchi all’anno, somma che è più che sufficiente».
Dumping salariale
Soddisfazione, infine, per la bocciatura dell’iniziativa popolare «Rispetto per chi lavora! Combattiamo il dumping salariale!», la quale, a dispetto del nome, «non avrebbe in alcun modo giovato ai salari dei ticinesi». L’iniziativa - definita - «un’operazione di marketing del MpS, avrebbe provocato l’ennesima ondata di burocrazia, e quindi di controlli e di costi, sia a carico dell’ente pubblico sia delle imprese, con effetto boomerang sull’occupazione».
«Siamo rammaricati che l’iniziativa non sia passata. Va detto che noi partivamo già vincitori perché Albert Rösti ha abbassato il canone a 300 franchi. Non siamo riusciti a fare quest'ultimo passo a 200, soprattutto esentando le imprese. E su questo tema magari nei prossimi anni ci sarà ancora occasione di lavorare, perché nei dibattitti è emerso varie volte che tassare le imprese per pagare la televisione viene criticato». È questa l'analisi del deputato UDC Paolo Pamini sulle votazioni odierne. Al di là dei commenti nazionali, «il Ticino ha confermato anche nel voto di oggi quelle sensibilità che erano già emersi durante la raccolta firme. Ricordiamo che 30.000 sottoscrizioni venivano da qui e oggi il Ticino è il secondo Cantone che più si avvicina al ‘sì', malgrado l’enorme schieramento di forze messe in campo dai contrari». Anzi, «oserei dire che senza di esso forse oggi staremmo commentando un sì. Credo che la RSI abbia un grande lavoro di autoanalisi da fare, a partire da domani».
«Non credo che l’argomento del potere d’acquisto fosse quello preminente»
Ma che cosa ha spinto tante persone a mobilitarsi per il «sì», nonostante la perequazione favorevole e il rischio di perdere tanti posti di lavoro? «Non credo che l’argomento del potere d’acquisto fosse quello preminente», replica Pamini. Credo che gran parte della popolazione ticinese abbia un atteggiamento di insofferenza verso la Rsi; molti suoi giornalisti si dichiarano appartenenti al campo progressista e questo traspare nel palinsesto».
L'impressione è che a livello nazionale l'Udc non abbia messo in campo i personaggi più forti per questa campagna. «Questa notizia è iniziata a circolare due settimane fa per mettere zizzania. In realtà non è così. Anche il direttore dell’USAM ha combattuto a fianco dell’Udc e di buona parte del PLR. Inoltre, il nostro partito ha messo in campo persone come Gregor Rutz. Semplicemente, noi abbiamo davanti una lunghissima serie di battaglie da fare e dobbiamo gestire le forze. Non possiamo bruciare tutte le energie su un tema. Disponiamo inoltre di risorse limitate, sia finanziarie che di persone che di tempo».
Respingendo nettamente l'iniziativa «200 franchi, bastano!», la popolazione svizzera ha riaffermato il suo attaccamento a una SSR forte, presente in tutte le regioni e che offre una programmazione completa, secondo l'USS. Nell'epoca delle «fake news» e della disinformazione, i media di servizio pubblico sono più indispensabili che mai.
«Purtroppo, il Consiglio federale è già andato troppo oltre nelle concessioni accordate, decidendo tagli troppo drastici nel budget della SSR», si rammarica l'Unione Sindacale Svizzera (USS). Quest'ultima vigilerà affinché le riduzioni rimangano il più limitate possibile e affinché il personale sia trattato con rispetto e equità.
Anche l'altra organizzazione sindacale, Travail.Suisse, si rallegra per il chiaro rifiuto dell'iniziativa, che avrebbe portato a uno smantellamento massiccio del servizio pubblico mediatico e alla soppressione di migliaia di posti di lavoro. Inoltre, la formazione democratica dell'opinione sarebbe stata indebolita, così come le regioni periferiche e le lingue minoritarie.
Per il sindacato Syndicom e l'associazione di categoria Impressum, il risultato rappresenta un chiaro segnale a favore di media e servizi pubblici forti e pluralistici, nonché di una copertura in tutte le regioni linguistiche.
Il «no» all'iniziativa è anche un rifiuto «di una politica mediatica incentrata sui tagli e sui risparmi», ritiene Syndicom. «Chi vuole che il giornalismo credibile sia un baluardo contro la disinformazione e le fake news deve anche renderlo possibile, con finanziamenti stabili e buone condizioni di lavoro», sottolinea Stephanie Vonarburg, responsabile del settore Media e vicepresidente di Syndicom, citata in un comunicato.
La strada da seguire per garantire media pluralistici e indipendenti passa attraverso un maggiore sostegno a livello federale e cantonale, e non il contrario, concorda Impressum.
Anche la sezione svizzera di Reporter senza frontiere (RSF) è soddisfatta del risultato, «un buon segnale per il giornalismo, per i media e per la democrazia, che ha bisogno di media forti, indipendenti e critici». L'organizzazione sottolinea anche il messaggio che il voto svizzero invia ai Paesi europei e al resto del mondo, dove il servizio pubblico è anch'esso sotto attacco.
Il Consiglio di Stato ha accolto «con soddisfazione» la decisione della cittadinanza ticinese che – seguendo l’indicazione di Governo e Parlamento – ha respinto l’iniziativa popolare «Rispetto per i diritti di chi lavora! Combattiamo il dumping salariale!». L’applicazione di quanto proposto «avrebbe comportato un aumento sensibile della burocrazia e importanti costi ricorrenti per l’ente pubblico, in un periodo in cui le finanze cantonali sono già particolarmente sotto pressione, senza reali benefici per il nostro mercato del lavoro», scrive l'Esecutivo. Il voto odierno «conferma che secondo la popolazione ticinese gli strumenti attuali a tutela dei diritti di chi lavora in Ticino e i meccanismi del partenariato sociale sono adeguati e funzionano». Già oggi, «il nostro è il Cantone con il tasso di verifiche di gran lunga più alto della Svizzera, che si attesta tra il 25 e il 30% delle aziende rispetto a un obiettivo nazionale che oscilla fra il 3 e il 5% nei settori non coperti da contratti collettivi».
L'iniziativa SSR
Il Consiglio di Stato si dice soddisfatto anche per il voto odierno della popolazione svizzera e ticinese, che ha respinto l’iniziativa popolare federale «200 franchi bastano! (Iniziativa SSR)». Il Governo ticinese – condividendo la posizione della Conferenza dei Governi cantonali – si è schierato contro la proposta, «nella convinzione che una così drastica riduzione del canone radiotelevisivo avrebbe impedito alla SSR di continuare a svolgere in modo soddisfacente il proprio mandato di servizio pubblico in tutte le regioni linguistiche e geografiche del nostro Paese. Il ruolo centrale svolto oggi dalla SSR a favore della formazione della cittadinanza, del dibattito pubblico, e – non da ultimo – della coesione nazionale è ampiamente riconosciuto ed esce rafforzato dal voto». Il Consiglio di Stato considera la decisione popolare odierna, che conferma quella del 2018 in relazione all’iniziativa «No Billag», come «una chiara indicazione in vista dei prossimi anni».

L'iniziativa «200 franchi bastano!» è stata bocciata con il 53,29% di «no» (a livello svizzero è attualmente al 60,13%). A Bellinzona – ultimo comune scrutinato – i contrari hanno raggiunto il 57%.
Ticinesi in controtendenza sull'imposizione individuale. A livello svizzero sono, infatti, in vantaggio i favorevoli (52,25%).
La partecipazione al voto nel nostro cantone si è attestata al 58,08%.
Per il direttore del DFE Christian Vitta, la bocciatura del tema cantonale sul dumping salariale «rispecchia anche un riconoscimento delle persone che si occupano del controllo del mercato del lavoro, le quali svolgono un controllo che va oltre quanto richiesto a livello federale. La popolazione non chiede un potenziamento dell’ispettorato del lavoro, ma questo non significa che il nostro mercato del lavoro non abbia dei problemi, i quali devono essere affrontati».
La disaffezione di una parte della popolazione nei confronti della SSR non si è mai concretizzata con un voto che abbia raccolto una maggioranza. L'iniziativa popolare «200 franchi bastano! (Iniziativa SSR)» è infatti il sesto testo contro il canone radiotelevisivo ad essere bocciato.
Nel 2018, l'iniziativa «Sì all'abolizione del canone radiotelevisivo (Iniziativa no Billag)» è stata respinta con il 71,6% dei voti. Il testo mirava a vietare alla Confederazione di sovvenzionare qualsiasi canale televisivo o radiofonico e di prelevare un canone di ricezione. Le concessioni dovevano inoltre essere messe all'asta.
Una sola volta gli oppositori al canone si sono avvicinati alla vittoria: il 14 giugno 2015 il popolo ha accettato solo con il 50,08% dei voti la revisione della legge sulla radio e la TV che generalizzava l'obbligo del canone. La revisione prevedeva una diminuzione del canone per le economie domestiche, ma durante la campagna la discussione si è concentrata soprattutto sul servizio pubblico e i programmi.
Fino ad allora tutte le iniziative popolari su questo tema hanno fallito l'obbiettivo. Nel 1982 è stato bocciato il testo dell'Anello degli indipendenti per l'indipendenza della radio mentre nel 1994 l'iniziativa «per un regime liberale dei media e la soppressione dei monopoli» non è riuscita a raccogliere le firme necessarie. Neppure il testo dell'Organizzazione Svizzera Solidale (SOS) per la soppressione del canone è riuscito ad ottenere le 100'000 firme necessarie nel 2013. Una petizione che chiedeva di abbassare il canone a 200 franchi annui è invece stata scartata dal Parlamento nel 2011.
Nel 1957 e 1967 il popolo aveva respinto l'idea di iscrivere nella Costituzione un articolo sulla radio e la televisione. È solo dal 1984 che il finanziamento dei media elettronici ha trovato una base costituzionale. Il monopolio della SSR è stato abolito nel 1983, quanto le emittenti private sono state autorizzate a diffondere programmi.