
Nel settembre del 2015 la Svizzera aveva aderito al programma di ricollocazione di 40’000 persone bisognose di protezione varato dall’Unione europea (vedi articolo suggerito). In base agli accordi, il nostro Paese aveva posto come condizione il rispetto degli obblighi previsti dall’Accordo di Dublino e i consiglieri federali Simonetta Sommaruga e Didier Burkhalter avevano comunicato la disponibilità da parte elvetica di accogliere un totale di 6'000 rifugiati. Un primo contingente di 1’500 richiedenti d’asilo siriani già registrati in Italia e in Grecia sarebbe arrivata in Svizzera l’anno successivo.
Gli arrivi erano iniziati nel marzo del 2016 e ad oggi, stando ai dati diffusi dalla Segreteria di Stato della migrazione (SEM), sono state 1'399 le persone che hanno beneficiato del ricollocamento in Svizzera. E sempre nel. Su questo tema, ricordiamo, il Consiglio federale può decidere autonomamente e, inutile dirlo, la posizione del Governo non ha trovato l’unanimità. Tra i media d'Oltralpe più critici la Basler Zeitung, che ha evidenziato come chi beneficia di questo programma di ricollocamento “resterà quasi certamente in Svizzera a tempo indeterminato, “nel migliore dei casi” come rifugiati riconosciuti, “nel peggiore” in qualità di richiedenti per cui non si è potuto avviare una procedura d'asilo, ma nei confronti dei quali è stata assegnata un'ammissione provvisoria senza dar seguito alla loro espulsione.
Stando ai dati della SEM, i costi per la Confederazione sono alti: 189 milioni di franchi in 7 anni per il primo contingente. Ma se Berna piange, i Cantoni non ridono – avverte il quotidiano basilese – negli anni seguenti toccherà proprio ai questi ultimi e ai Comuni farsi carico delle spese: per la formazione è previsto un esborso di 432 milioni mentre per l’integrazione la spesa annua pro richiedente è quantificata in 18'000 franchi, 6'000 dei quali coperti dalla Confederazione.
“È tempo che Simonetta Sommaruga si dimostri solidale anche verso i Cantoni”, chiosa la Basler Zeitung…
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