
Negli scorsi giorni aveva fatto discutere anche alle nostre latitudini il caso di un 34enne cittadino macedone che aveva vinto al Tribunale federale (TF) evitando la revoca del suo permesso di domicilio e l’espulsione dalla Svizzera nonostante le dodici condanne collezionate in altrettanti anni (vedi articolo suggerito). Tale decisione era stata particolarmente criticata dal consigliere nazionale leghista Lorenzo Quadri. La Corte federale aveva motivato la sentenza ricordando come nessuna di queste condanne fosse superiore a un anno di detenzione (una condanna superiore ai 12 mesi avrebbe invece giustificato la sua espulsione, ai sensi dell'Art. 62 LStr, ndr) e aveva pure tenuto conto della sua integrazione e della buona condotta tenuta negli ultimi 4 anni di permanenza in Svizzera. Inoltre, nonostante a suo carico risultassero debiti per 73‘000 franchi, i giudici hanno considerato anche il suo impegno nel restituire quanto dovuto.
Ebbene, il Tribunale federale si è recentemente chinato su una vicenda analoga, quella di un 37enne cittadino congolese arrivato in Svizzera all’età di due anni cui era stato concesso un permesso di domicilio per motivi umanitari, revocatogli nel dicembre del 2016 dal Servizio della popolazione friburghese a causa delle lunga lista di condanne per reati minori a suo carico. L’uomo aveva interessato le autorità giudiziarie friburghesi già in minore età e tra i 23 e i 34 anni aveva beneficiato dell’assistenza sociale per quasi 230'000 franchi. Di questi sussidi, quasi 15'000 franchi erano stati ottenuti abusivamente e restituiti in minima parte. Tra le condanne a suo carico - nessuna delle quali ha comportato una pena detentiva superiore a un anno di carcere - spiccano quelle per furto, danneggiamento e ripetute infrazioni alla legge sulla circolazione e alla legge sugli stupefacenti.
Il 37enne aveva dovuto ricorrere fino al TF per evitare l’espulsione, ma in questo caso la Corte federale ha rilevato una “incapacità del ricorrente a rispettare l’ordine giuridico svizzero”. Un motivo di revoca - si legge nella sentenza - è dato anche dal comportamento di un cittadino straniero che, sia in minore età sia da adulto, ha continuato a commettere infrazioni (compresi i cosiddetti “reati bagatella”) nonostante molteplici ammonimenti”. Nonostante fosse arrivato in Svizzera all’età di due anni, un suo allontanamento è stato ritenuto proporzionato proprio a causa del suo passato penale, dall’assenza di integrazione e dalla dipendenza dalle prestazioni sociali. Il ricorso del 37enne è stato dunque respinto in ultima istanza il 16 agosto scorso e l’uomo dovrà pertanto lasciare il Paese.
nic
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

