
'Quale società anonima di diritto pubblico nelle mani della Confederazione, le FFS devono assumersi le loro responsabilità rispetto alle condizioni di produzione dei vestiti da lavoro e delle uniformi dei loro impiegati'.
Questo è quanto chiede la petizione promossa da Pane per Tutti e Sacrificio Quaresimale, in collaborazione con Essere Solidali. Più in dettaglio, quanto richiesto alle Ferrovie Federali, è di diventare membri della Fair Wear Foundation, mettendo in atto gli otto standard definiti nel suo codice di condotta per condizioni di lavoro eque nell’industria tessile. La Posta Svizzera ha già aderito alla Fair Wear Foundation nel 2012, dimostrando che l’acquisto d’uniformi eque è possibile e finanziariamente sopportabile.
Il codice di condotta alla base di questa fondazione è articolato su otto principi, che vanno dal divieto del lavoro forzato a condizioni di lavoro sicure e sane, passando per diritti sindacali e il divieto di lavoro ai bambini. 'Noi siamo del parere che gli otto standard della FWF - continuano i promotori della petizione - debbano essere applicati anche alla produzione delle uniformi e degli abiti da lavoro delle collaboratrici e dei collaboratori delle FFS. Insieme con la Posta, le FFS possono giocare un ruolo di precursori e dare un segnale forte ad altre imprese e ai responsabili degli acquisti pubblici.'
'Respingiamo i rimproveri perchè già dal 2007 siamo impegnati in politiche sociali ed ecologiche' - risponde Roberta Trevisan, portavoce FFS - 'Ai fornitori già chiediamo il rispetto di queste condizioni. Inoltre, siamo anche sicuri che i nostri prodotti non vengano realizzati in Bangladesh, attualmente al centro di discussioni in merito sulla stampa internazionale.' Le FFS fanno parte di Transparency International Svizzera, un'organizzazione che s'impegna a livello mondiale nella prevenzione e nella lotta contro la corruzione. Le FFS sono anche rappresentate nel comitato della Business Social Compliance Initiative (BSCI), il cui codice di condotta prevede delle norme analoghe a quelle proposte dalla FWF.
Ma allora perchè chiedere che le FFS aderiscano a questa fondazione quando già sono comunque impegnate in progetti analoghi? Non si tratta semplicemente di differenti associazioni che si battono per i medesimi principi? Stando a quanto affermato dagli organizzatori della petizione, vi sono delle importanti differenze. La FWF eseguirebbe dei controlli più approfonditi e sorveglierebbe rigorosamente le misure di miglioramento, dando inoltre maggiore spazio alle ONG e ai sindacati locali durante i processi di verifica, rendendo così il rischio di corruzione veramente scarso.
Nelle prossime settimane, si terranno dei colloqui tra le FFS e la Fair Wear Foundation al fine di verificare la possibilità di instaurare una collaborazione. Ma c'è un ostacolo da superare: la FWF non considera validi gli audit della BSCI. Le FFS, pertanto, ritengono che non sia giusto gettare cattiva luce sulla loro politica di acquisti sostenibile ed equa basandosi esclusivamente su due punti di vista diversi.
Per saperne di più, appuntamento al 7 maggio, giorno della consegna delle quasi 14mila firme raccolte sino a oggi.
OC
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