
Sta vivendo una stagione complicata, l’Ambrì Piotta. A livello sportivo i biancoblù si trovano al penultimo posto in classifica, ma è al di fuori del ghiaccio che il club leventinese ha incontrato i problemi più grandi. Dalla separazione con Paolo Duca e Luca Cereda, culminata nella drammatica conferenza stampa di inizio ottobre, a diversi inciampi comunicativi nelle settimane seguenti. Tra un mese esatto – domenica 8 febbraio – si terrà inoltre un’assemblea generale straordinaria di grande importanza, visto che il presidente Filippo Lombardi ha rimesso il suo mandato.
Regna dunque incertezza sul futuro dell’Ambrì e per provare a fare un po’ di chiarezza, ci siamo rivolti a Klaus Zaugg, una delle penne più rinomate nel panorama hockeistico rossocrociato.
Klaus Zaugg, osservando dalla Svizzera tedesca, che idea si è fatto degli ultimi, caotici mesi dell’Ambrì?
“Dalla Svizzera tedesca a dire il vero siamo abituati al fatto che ad Ambrì succeda un po’ di tutto. Recentemente i biancoblù hanno presentato un nuovo direttore sportivo, ma in verità non è un DS, bensì un aiuto per le elezioni. Filippo Lombardi, infatti, deve provare a superare indenne l’assemblea generale straordinaria di febbraio e presentare un grande nome è una geniale mossa politica. Potrà infatti dire di aver risolto il problema avendo ingaggiato un nuovo, grande direttore sportivo. Lars Weibel è un personaggio carismatico, tutti esulteranno, ma tra un anno si renderanno conto che questa non era la soluzione giusta”.
Perché è dell’opinione che Lars Weibel non sia l’uomo giusto per questo compito?
“Non è una questione di competenze hockeistiche o di relazioni internazionali. Fare il direttore sportivo ad Ambrì è però totalmente diverso rispetto ad altri club. Ad Ambrì un direttore sportivo deve lavorare 24 ore al giorno, se è necessario anche di notte. Deve coltivare ogni singolo giorno la cultura, la passione e lo spirito combattivo del club. Deve curare i rapporti, motivare, se necessario riportare tutti con i piedi per terra. Insomma, deve essere sempre attivo e sul pezzo, così come lo era Paolo Duca. Weibel invece è completamente diverso. Se Duca era il giardiniere che si occupava con grande cura del giardino, Weibel sarà il signore del castello che affiderà la cura del giardino ad altri. Non è sufficiente avere buone relazioni e firmare contratti, questi elementi sono solo una piccola parte del lavoro. Ben più importante è fare il giardiniere con cura e questo non penso che Weibel sia in grado di farlo”.
È sorpreso che Weibel abbia accettato l’offerta dell’Ambrì, lasciando un posto sicuro e tranquillo in Nazionale? Quali pensa che siano i motivi della sua scelta?
“Sì, sono assolutamente sorpreso, come penso tutti. Weibel si è però accorto che in federazione le cose iniziavano a mettersi male. Ci sono infatti un nuovo presidente – Urs Kessler – che osserva tutto da vicino, e un nuovo allenatore che non è suo amico come lo era Partick Fischer. Si è accorto che in federazione le cose per lui potevano diventare un po’ scomode e se si presenta un lavoro come ad Ambrì, perché non accettarlo?”.
Come valuta invece il CEO Andreas Fischer?
“Ho la sensazione che Andreas Fischer faccia molto bene all’Ambrì. Nel club, infatti, ci sono molte emozioni da parte della squadra e i tifosi; emozioni che poi spesso sono troppo presenti anche negli uffici del CEO e del Consiglio d’Amministrazione. Fischer invece è una persona pragmatica che lavora in maniera razionale e che non si fa influenzare da tutte queste emozioni. Questo è molto importante. Fischer viene sottovalutato, non sono sicuro che le sue qualità vengano apprezzate”.
Ha parlato dell’assemblea generale straordinaria: pensa che Lombardi resterà il presidente dell’Ambrì?
“La domanda è un’altra: chi potrebbe diventare presidente? È questo il problema. Si può criticare Lombardi e dire che non sarà più lui il presidente, ma se non c’è un concorrente forte, resterà Lombardi”.
In questo momento non vede nessuna alternativa seria?
“Conosco troppo poco il panorama politico ticinese, ma vedo solo una persona che potrebbe sfidare – e probabilmente rovesciare – Lombardi: Paolo Duca. Presumo però che non sia quello che lui voglia e c’è anche un buon motivo: tutto sembrerebbe indicare che Duca sarà il successore di Weibel in federazione”.
Cosa pensa invece di una possibile soluzione svizzero tedesca?
“È più probabile che un protestante diventi Papa, piuttosto che uno svizzero tedesco presidente dell’Ambrì. Lo escludo. Con gli svizzero tedeschi è sempre la solita storia: prima entrano in CdA, vedono come le cose funzionano ad Ambrì, poi dicono cosa bisognerebbe cambiare ma alla fine la domanda è sempre la stessa: chi paga le fatture? Non è mai apparso uno svizzero tedesco che sarebbe in grado di pagare le fatture. Sono sempre i soldi ticinesi a finanziare l’Ambrì. Noi, i nostri figli e neppure i nostri nipoti: nessuno vedrà mai un presidente svizzero tedesco ad Ambrì”.
“Mai uno svizzero tedesco” equivale a “sempre un ticinese”? Glielo chiedo perché un anno fa si era parlato anche di investitori canadesi, mentre 8 anni fa addirittura della RedBull…
“Si era anche parlato di un inglese. Penso che quasi ogni cultura hockeistica sia già stata associata all’Ambrì. Sono ipotizzabili dei finanziamenti dalla svizzera interna, ma non da un’unica persona che poi diventerebbe anche presidente, bensì tramite sponsoring, come per esempio anche la citata RedBull. Sarà però sempre un ticinese a dirigere l’Ambrì, non può essere altrimenti. Serve qualcuno che abbia conoscenze e relazioni, perché ad Ambrì serve la politica, l’economia e i tifosi. È impensabile che sia uno svizzero tedesco a fare tutto ciò. In teoria la dirigenza dell’Ambrì dovrebbe avere ancora un grande obiettivo: convincere le banche a rinunciare al credito per la costruzione della Gottardo Arena. E penso che se ci sia una persona in grado di fare ciò, questa sia Lombardi”.
Con dei fondi esterni l’Ambrì sarebbe ancora lo stesso club? O perderebbe una parte della sua identità?
No, se un ticinese continuerà a dirigere l’Ambrì, non vedrei problemi. Sarebbe bello se l’Ambrì potesse vivere un’era senza preoccupazioni finanziarie. Si può quasi dire: “Ad Ambrì abbiamo debiti e problemi finanziari, dunque siamo”. Meriterebbero di poter vivere tempi più tranquilli”.
Pensa che Lombardi sia stato criticato troppo duramente negli ultimi mesi? È ancora lui l’uomo più importante ad Ambrì?
“Se qualcuno si autocelebra così tanto come Lombardi, è inevitabile che venga poi criticato. La domanda però è questa: coloro che lo criticano hanno abbastanza influenza per poterlo rovesciare? La mia risposta è no. Il modo in cui Lombardi dirige l’Ambrì presta il fianco per venire criticato, ma bisogna prima trovarne uno che rappresenti il club verso l’esterno e che abbia gli stessi agganci nella politica ed economia ticinese come lui. Questi sono fattori decisivi. Che un egocentrico venga criticato è chiaro, inoltre anche lui ha avuto un momento in cui si è sopravvalutato: parlo del tradimento che ha portato Duca e Cereda ad andarsene”.
Nel mese che ci separa dall’assemblea generale straordinaria, che ruolo avrà Cornelio Valsangiacomo, il maggiore investitore del club?
“Il ruolo di protagonista principale. Potete immaginarvi questa scena: quando i membri del CdA si riuniranno per discutere con Lombardi se vorrà continuare o no, tutti si gireranno a guardare Valsangiacomo; se alzerà il pollice, Lombardi continuerà; se lo abbasserà, no. In quest’ultimo caso torneremmo però al solito discorso: chi prenderebbe il suo posto?
Che sensazioni ha? Valsangiacomo alzerà o abbasserà il pollice?
“Lo alzerà. Lombardi è un politico troppo furbo e abile. Ha appena dimostrato di aver portato giusto in tempo un direttore sportivo dal grande nome. Vincerà questa lotta di potere. Lombardi è un geniale egocentrico, ma a volte arriva al punto in cui il carisma diventa arroganza e la fiducia in sé stesso diventa auto sopravvalutazione. Questo è pericoloso ed è qui che il CdA deve intervenire per farlo tornare con i piedi per terra. Qualche mese fa, con il tradimento di Duca e Cereda, si era arrivati a questo punto”.
In conclusione, è preoccupato per il futuro dell’Ambrì?
“In verità sono fiducioso. Ovviamente arriveranno tempi difficili, perché con un direttore sportivo come Lars Weibel non sarà probabilmente facile assemblare una squadra competitiva. D’altra parte, però, l’Ambrì non deve né vincere il campionato, né fare i playoff. Se i biancoblù mantengono il posto in National League, i tifosi sono soddisfatti. Inoltre, è quasi impossibile retrocedere, basta essere superiori alla migliore squadra di Swiss League e – succeda quel che succeda – l’Ambrì sarà sempre abbastanza forte per vincere uno spareggio. A livello sportivo quindi l’Ambrì non corre pericoli”.

