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Calcio
"Voglio ancora puntare in alto. Mai pensato di smettere"
Redazione
2 anni fa
Jonathan Sabbatini sul suo arrivo a Bellinzona: "I granata hanno ambizioni importanti. Il Lugano? Il mio desiderio era di giocare ancora in una prima squadra".

La voglia di essere ancora un calciatore di buon livello e la richiesta della famiglia di rimanere in Ticino, oltre ad ambizioni importanti della squadra: Jonathan Sabbatini spiega ai microfoni di Ticinonews i motivi che lo hanno spinto a scegliere, dopo aver lasciato il Lugano, di legarsi al Bellinzona. L'ex capitano bianconero torna anche sul rigore sbagliato nella finale di Coppa Svizzera e sui motivi che hanno determinato l'addio al club in cui ha militato per molti anni.

"Il Bellinzona ha ambizioni importanti"

Sabbatini non nega di aver avuto altre possibilità oltre ai granata, tra cui "squadre di cui nessuno ha parlato", il Basilea e il Lucerna, "che potevano rappresentare una prima scelta in quanto avrebbero permesso alla famiglia di continuare ad abitare nel nostro Cantone". Questo "mi fa piacere, perché significa che ho fatto e lasciato qualcosa di importante. Ma più parlavo con Pablo (Bentancur, ndr) e la mia famiglia, più mi convincevo che la cosa migliore era restare in Ticino, poiché voglio concludere al meglio la mia carriera e quindi credo che i granata siano la scelta migliore". Le ambizioni dell’Acb "sono importanti e questo mi motiva ancora di più: non vengo al Comunale per fare una passeggiata e non voglio che il mio nome venga messo davanti a quello del club. Potrei sfidare il Lugano in Coppa? Un derby farebbe bene al Ticino".

"Grazie al Lugano, ma non volevo andare in un settore giovanile"

Se non avesse firmato con i granata, però, nonostante le varie opzioni anche di prestigio, sarebbe andato al Paradiso. "Sì, Caggiano lo può confermare. Mi sarebbe piaciuto giocare ancora in Super League, ma la mia famiglia, soprattutto mio figlio, mi chiedevano in ogni caso di restare in Ticino". Alla domanda se si sia pentito di aver rifiutato l'offerta del Lugano, Sabbatini replica di no: "Non era per me il momento di andare in un settore giovanile. Voglio fare parte di una prima squadra perché credo che di poter dare ancora tanto. Ringrazio ancora oggi quanto fatto dal Lugano, anche per il lavoro che mi ha offerto". Un’altra persona avrebbe magari accettato quella proposta, "ma con Da Silva, con cui ho un ottimo rapporto, ho detto che se mi avesse offerto gli stessi soldi dell’U21 sarei rimasto in Prima Squadra. Volevo dimostrare di poter giocare, se fossi andato nell’U21 non avrei avuto rispetto per i giocatori che ci sono, i ragazzi, e soprattutto per lo staff. Se sono venuto a Bellinzona è perché ho ancora qualcosa da fare e non vedo l’ora di scendere in campo”.

"Il rigore? Avevo già deciso che avrei lasciato il Lugano"

Tornando al rigore sbagliato nella finale di Coppa, "Sabba" specifica che anche se fosse andata diversamente, non sarebbe cambiato nulla, perché aveva già deciso di lasciare Lugano. "Non ho mai pensato di smettere a causa di quell'errore che, anzi, mi offre un motivo in più per fare bene. La mia carriera non si poteva concludere in quel modo. Si dice sempre che quella del calciatore sia la professione più bella del mondo, quindi se uno sta bene, perché bisogna togliergli questa passione? Anche io sono tifoso e quando una squadra è giovane si dice che manca esperienza, ma se si ha questa esperienza perché toglierla?"

Un futuro da allenatore? "Lo dirà il campo, nessuno credeva nel 'Crus' e ora..."

Il sogno di diventare allenatore è ancora nel cassetto. "Il Bellinzona mi dà ora la possibilità di continuare a divertirmi e di proseguire i corsi per allenare. Lo vorrò fare un futuro. Sarà però il campo a decidere se sarò in grado o meno di guidare una squadra dalla panchina. Nessuno vedeva Croci-Torti come allenatore e guarda chi è diventato. Il calcio è strano, ma anche difficile".

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