
Dopo tre campionati deludenti alla Resega non sembra esserci l’entusiasmo di un tempo. Siamo in piena campagna tesseramenti, che però segna un meno 10%. E in questa lunga intervista Vicky Mantegazza lancia il suo accorato appello ai tifosi. Un appello che non nasconde però una certa amarezza…Tra i tifosi bianconeri si sente scetticismo e rassegnazione… “Si, lo sento anch’io, purtroppo. E posso anche capirlo, viste le ultime deludenti stagioni. Ma è proprio in questi momenti che bisognerebbe stare ancora più vicini al club e dimostrare attaccamento ai colori della società”. Come a Friborgo? “Come a Friborgo, esatto, ma anche come ad Ambrì. Malgrado una stagione difficilissima il Gotteron ha comunque venduto tutte le tessere. E l’Ambrì sta in piedi grazie ai soldi versati dai tifosi”. E come si spiega? “E’ una questione di cultura hockeystica”. In settant’anni a Lugano non s’è formata? “Si, si è formata. Ma è anche vero che negli ultimi anni i tifosi bianconeri sono stati abituati talmente bene che ormai hanno il palato un po’ troppo raffinato”. E così la pista si riempie solo nei derby e nei playoff… “Esattamente. E questo non va bene. Anche perché per fare uno squadrone abbiamo bisogno di vendere abbonamenti e biglietti. Non si può andare avanti così all’infinito: con la mia famiglia, e pochi altri finanziatori, a coprire il buco anno dopo anno”. Ci sono tifosi che reclamano. Altri che non comprano tessere e biglietti. Però uno come Metropolit lo vogliono un po’ tutti… “Appunto. Ma Metropolit fa assonanza con Monopoli. E di giocatori attaccati alla maglia, mi spiace, ma ne rimangono veramente pochi. Quelli con certe statistiche si pagano molto cari. E per chiudere il discorso aggiungo che noi ora abbiamo una nuova filosofia: vogliamo solo giocatori che tengono più al nome che hanno sul davanti della maglia, rispetto a quello che portano sul retro”. Insomma: bisogna giocare per il club e non per sé stessi. Roland Habisreutinger l’ha detto chiaramente. Prima di tutto viene la squadra. Ma gli lascerete il tempo di lavorare, e anche di perdere, per crescere? “Sicuramente. Perché è di questo che abbiamo bisogno. Intendiamoci: si gioca sempre e solo per vincere, ma non abbiamo la necessità di tornare subito a vincere il titolo. Sappiamo bene che c’è prima un gruppo da ricostruire. E che noi siamo solo in questa prima fase”. Con quali obiettivi, dunque? “Semplicissimo: vogliamo una squadra che lotta e che al contempo diverte il pubblico”. Huras però in questi giorni dichiara che il Lugano è tra le favorite, assieme al suo Berna e a Servette, Zugo, Davos e Zurigo… “Larry lo conosciamo bene. E sanno tutti qual è la sua strategia: lui dice che i favoriti sono tutti gli altri. Ma lo fa solo per togliere pressione dalla sua squadra”. Il Lugano una volta aveva il primo budget del campionato. Ormai da qualche anno non è più così. I tempi sono cambiati… “Si, ma per il Blick e per tanti appassionati di hockey in Svizzera noi siamo ancora i “Millionarios”. Non conosco esattamente i budget delle altre squadre di Lega Nazionale in vista della prossima stagione, ma noi non siamo certo tra le prime. Berna, Zurigo, Zugo e Kloten hanno un budget più alto del nostro. E se riusciremo a cedere Robitaille anche il Gotteron. Che comunque, calcolando che lo stipendio di Sandy Jeannin è pagato da finanziatori esterni al club, rischia di averne uno maggiore del nostro già così”. I vostri tifosi hanno capito il perché di questa svolta? “Credo di si. E ora chiediamo un po’ di pazienza. Vogliamo lavorare in pace, senza troppa pressione. Anche perché bisogna capire che anche nello sport, come nella vita, non si p
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