
Tutto è bene quel che finisce bene, così vorrebbero farci credere, il lieto fine qualcuno l’ha voluto dettare questa mattina in una conferenza stampa lenitiva, un rimedio apparente.
Certo perché nonostante le belle parole il problema si è ripresentato, a Lugano ogni stagione porta con se un capriccio, una ribellione contro l’allenatore che lede alla serenità dello spogliatoio e che la società non ha saputo arginare nemmeno oggi.
Se il litigio c’è stato è stato ‘perdonato’, anche se la buona educazione, la disciplina, le regole del buon padre di famiglia richiederebbero una punizione per Damien Brunner, nemmeno accennata, decisione che lascia scoperto Greg Ireland, come in passato accaduto ai suoi predecessori.
Giocatori abituati a chiedere, ad accantonare il rigore e le gerarchie di spogliatoio per spostare l’attenzione da quello che è l’unico problema da affrontare, la mancanza di risultati.
Che litigi e scazzottate accadano in uno spogliatoio è endemico di una disciplina veloce, adrenalinica e aggressiva come il disco su ghiaccio. Debole e puerile è il fatto che queste voci escano da un ambiente sacro come lo spogliatoio, una porta che a Lugano, nonostante gli sforzi di una comunicazione attenta e presente, lascia da anni pertugi e spifferi che danneggiano la squadra.
Hanno pagato allenatori, e non pochi, è finito sul banco degli imputati il Direttore Sportivo, ma i giocatori, salvo sporadiche eccezioni, hanno sempre mosso le corde di commedie, talvolta tragiche, spinte da un narcisismo mediatico atto a nascondere la mancanza di risultati senza per altro subirne le conseguenze.
Giocatori dalla grande personalità sprecata in pretese e non ancora palesata sul ghiaccio.
Chi pretende minuti, posizioni di riguardo, e visibilità cosa ha dato ai colori bianconeri in queste stagioni? Quante coppe hanno alzato al cielo dal loro arrivo a Lugano?
Perché Lugano non vince come altre prestigiose piazze? Arbitri? Giornalisti? Favori politici? Una cultura degli alibi e del protezionismo nei confronti dei giocatori che non fanno crescere una squadra dalle evidenti potenzialità.
E se la società non sa punire i colpevoli che lo faccia allora la parte sana dello spogliatoio, perché un altro capriccio segnerebbe un’altra stagione persa.
Tutti i dettagli nel servizio di TeleTicino delle 18.45
Stefano Sala
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