
Due le medaglie per la delegazione svizzera ai mondiali U23 di Plovdiv. Aurelia-Maxim Janzen si è assicurata la medaglia d’oro al termine di una gara semplicemente fantastica. Medaglia di bronzo per il doppio “leggero” di Olivia Roth e Thalia Ahumada.
Aurelia-Maxima Janzen: regina del Maritza River
“Un ciclone in convento”, così si potrebbe definire la singolista rossocrociata Aurelia-Maxima Janzen, parafrasando il titolo di una celebre serie televisiva tedesca. Dopo le due medaglie d’argento nel 2021 e nel 2022, è giunta quella più pregiata. L’atleta bernese in forza alla società malcantonese ha iniziato la finale con una determinazione impressionante, per nulla impressionata dal pur fastidioso vento laterale. Con le solite lunghe bracciate, sostenute da una forte propulsione, la Janzen ha così avuto modo di tenere a debita distanza tutte le avversarie. Nella seconda parte del percorso l’irlandese Alison Bergin ha cercato, senza successo, di avvicinarsi alla rossocrociata. Il distacco era troppo grande. Al traguardo ben 3”72 separavano le due atlete. Al terzo posto, staccata di oltre 7” troviamo la greca Evangelia Fragkout. Seguono, nell’ordine, la belga Mazarine Guillebert, Courtney Westley (RSA) e la ceca Anna Santrackova. Soddisfatto l’allenatore Klaus-Dieter Stecker: “Aurelia-Maxima ha implementato esattamente ciò di cui avevamo discusso prima della gara”.
Bronzo per Olivia Roth e Thalia Ahumada
“E stata una gara davvero dura”. Siamo state in grado di reggere il passo con le migliori e ne siamo felici”, ci hanno confidato le due atlete rossocrociate, che – lo ricordiamo – qualificate direttamente per la finale per aver vinto la prova d’esordio. La Romania, campione uscente, inserita nella corsia 5, ha saputo ripetersi al termine di una gara senza sbavature. Gran Bretagna e Germania hanno lottato strenuamente per assicurarsi un posto sul podio. Operazione riuscita per le britanniche, non per le tedesche superate proprio dall’armo rossocrociato già al passaggio dei 1000 metri.
Gian Struzina: un quarto rango indigesto
Gian Struzina si è presentato all’ultimo atto del mondiale ancora imbattuto, forte anche della medaglia d’argento ottenuta lo scorso anno. La gara ha avuto un inizio più che promettente per l’atleta di Zugo. Primo al passaggio di tutti e tre i rilevamenti intermedi con distacchi rassicuranti. Poi, stranamente, nell’ultimo tratto il rossocrociato ha avuto un crollo, apparentemente inspiegabile, ciò che ha consentito il ritorno dell’azzurro Giovanni Borgonovo, del neozelandese Finlay Hamill e del danese Rasmus Lind, classificatisi nell’ordine. Un quarto posto che che lascia l’amaro in bocca, visto l’andamento della contesa.
Sesto posto Bojan Reuffurth
Bojan Reuffurth, reduce da una semifinale che potremmo definire “drammatica”, visti gli sviluppi, si è presentato a quest’ultimo atto con determinazione, pur consapevole che la sfida, considerati i grossi calibri al via, si presentava certamente ardua. E così è stato. È stato bravo a stare al passo del beniamino di casa, Emil Neykov, autore di un finale eccezionale che gli è valso il gradino più basso del podio. Previsioni rispettate per la medaglia d’oro andata al marcantonio polacco Piotr Plominski. Medaglia d’argento per l’irlandese Andrew Sheehan.
Il rammarico per il doppio di Salerno e Bannwart nella finale B
Una gara dai due volti si potrebbe definire la gara di Leonardo Salerno e Alexander Bannwart, al via nella finale B del doppio disturbata da un forte vento contrario. Al comando sino al passaggio dei 1500 metri, seguito da Grecia e Belgio, l’armo rossocrociato è incappato in un banale incidente tecnico che si è dovuto fermare dando via libero agli avversari. Un sesto posto con molto rammarico. Ai primi tre posti troviamo Belgio, Grecia e Cina. Nelle altre finale B, primo posto per il 4 di coppia maschile, 5° per il doppio pesi leggeri maschile.

