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Sport
Un americano a Ronco
Redazione
16 anni fa
"In Leventina sto benissimo e la Valascia trasuda storia e tradizione". Chiacchierata a 360 gradi con Kevin Constantine, l'allenatore dell'Ambrì che in valle si sente come a casa

Ronco. Splende il sole e il termometro segna 14 gradi. “Per me è come stare alle Bahamas!” ci dice ridendo Kevin Constantine. In effetti lui proviene dal Minnesota, più precisamente da Intenational Falls, cittadina sul lago Rainy soprannominata "Icebox" che significa, ghiacciaia. Alaska esclusa, è infatti il luogo più freddo degli Stati Uniti. In Leventina ci sta benissimo. Non solo per come stanno andando le cose con la squadra che dirige dallo scorso ottobre. Vivere in Valle, vivere a Ronco (con vista sulla Valascia, ndr) lo fa sentire come a casa.       

Perché ha scelto di abitare in uno châlet a Ronco e non in una casa a Bellinzona, ad esempio?"I miei famigliari si trova negli Stati Uniti, se fossero qui con me e avessimo bisogno di altre comodità come la scuola o un negozio di alimentari probabilmente mi farebbero cambiare idea. Ma io passo l’estate su un'isola e quindi capirà perché mi piace abitare in luoghi tranquilli. Inoltre passo la maggior parte del mio tempo laggiù (indicando la Valascia, ndr) e non ho bisogno di molte comodità. Qui è perfetto. Mi ricorda dove sono cresciuto, mi sento a casa." 

In effetti anche il suo paese di origine non è una metropoli."Sì, é veramente piccolo. A International Falls ci sono gli stessi alberi e i laghi, come qui in Ticino, non le montagne però. Ambrì é della stessa misura, la comunità é piccola, posso andare al ristorante ogni giorno e conosco tutti. Tutto ciò è magnifico." 

Le mancano un po' la sua terra e la sua famiglia?"Non torno in Minnesota da quando ho 18 anni e ora ne ho 52, quindi é passato davvero tanto tempo. Con l'hockey ti sposti di frequente, si viaggia molto. Mia moglie e i miei figli mi mancano, certo. Sono venuti in Ticino durante le vacanze di Natale. Il campionato in Svizzera finisce prima rispetto al Nord America, quindi li vedrò presto." 

E a proposito del campionato nordamericano, le piste, gli stadi sono ultramoderni e confortevoli. Cosa ha provato quando ha visto la Valascia?"L'ho amata da subito. È una pista che ricorda quelle di una volta, quelle all’esterno. Io provengo dal nord del Minnesota e ho dovuto aspettare fino a 16 anni per giocare in una pista coperta. Entrando alla Valascia dunque mi sono sentito come se fossi tornato bambino. Quando entri senti che trasuda di tradizione e di storia. Ci sono le fotografie delle vecchie squadre, c’è così tanta storia lì dentro che mi ha fatto capire di far parte di qualcosa di diverso, di veramente unico."

 Con l'italiano come va?"Al ristorante me la cavo. Però dipendo ancora troppo da Diego Scandella. Non mi avventuro ancora a parlare italiano. Il mio vocabolario, da due parole, oggi ne conta circa una ventina, solo che la metà non le posso dire perché sono parolacce. Sto cercando di imparare e la prossima estate vorrei seguire un corso, così quando tornerò in Ticino, forse, saprò parlare meglio italiano."

Lo sa che ormai ad Ambrì la amano?"Ad Ambrì non sto facendo nulla di diverso da quello che ho sempre fatto in tutta la mia carriera, cioè provare a fare tutto quello che si può e dare il meglio. Ho un buon gruppo di giocatori e sono stati molto recettivi a proposito dei miei insegnamenti. La buona notizia é che ogni volta che scendiamo sul ghiaccio sappiamo di poter competere con chiunque. Abbiamo la possibilità di vincere contro qualsiasi squadra e su ogni pista."

 Tra le sue qualità spesso si menziona il fatto che lei è un allenatore capace di leggere bene le partite e di intervenire al momento giusto come per esempio quando chiama i time out."Nell’hockey puoi chiamare un solo time out e se guardiamo alla storia di questo sport, il time out é usato quasi sempre negli ultimi 2 minuti di un incontro. Ho deciso anni fa che lo avrei usato ogni qualvolta avess

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