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“Troppe polemiche, qualcuno non ha capito la gravità della situazione"
“Troppe polemiche, qualcuno non ha capito la gravità della situazione"
“Troppe polemiche, qualcuno non ha capito la gravità della situazione"
Redazione
6 anni fa
Così Gianni Infantino presidente della FIFA nell’ambito di Fuorigioco @ home: “Sento troppe discussioni insensate. Si dovrebbe parlare di meno e lavorare di più”

Il presidente della FIFA, Gianni Infantino, è intervenuto questa sera nell’ambito della trasmissione “Fuorigioco @ home”, trasmessa in diretta sulla pagina Facebook di Teleticino (clicca qui per rivedere la puntata). Il numero uno del calcio mondiale, come tutti, sta vivendo queste settimane da casa sua: “Sono giornate intense, durante le quali giustamente si sta chiusi in casa. Sono però quasi sempre davanti al telefono o al computer, cercando di portare avanti diverse questioni lavorative, che però vengono ovviamente messe in secondo piano e relativizzate dalla situazione attuale”.

Un momento delicato, che sarà probabilmente difficile da superare anche per il mondo del pallone. Alcuni, in tal senso, ipotizzano una sorta di Piano Marshall da parte della FIFA o di altri enti per evitare il collasso: “La situazione è molto delicata, non lo nego” – ha affermato Infantino – “Ma personalmente ritengo che questo sia il momento in cui nel calcio bisognerebbe parlare di meno e lavorare di più. Bisogna rispettare coloro che stanno soffrendo lottando tra la vita e la morte, così come i loro famigliari e tutti quelli che lottano in prima linea contro questa malattia. Quando leggo polemiche o discussioni legate al calcio, mi viene veramente da dire che alcune persone non hanno capito la gravità della situazione. In Ticino, lo sapete benissimo, è ancora più seria che in altri luoghi e ci tengo a mandarvi un forte abbraccio. Ribadisco: il calcio non è la cosa più importante del mondo. Al massimo può essere la più importante delle meno importanti, come amano dire in molti. Soffrirà, come tutta l’economia e il resto del mondo in generale, ma ci si deve rendere conto che la salute è prioritaria e che non si dovrebbe neanche lontanamente parlare di tornare in campo finché la situazione non lo permetterà. Ovviamente noi stiamo lavorando su diversi scenari ipotetici perché è giusto essere preparati, ma ad oggi non sappiamo se si potrà tornare a giocare fra settimane o mesi. Oltre alle varie ipotesi, siamo anche impegnati nella creazione di fondi a sostegno di federazioni, club e calciatori, ma la verità è che finché non si scoprirà effettivamente qual è l’entità della crisi, è difficile quantificare anche i danni”.

Eppure ci sono presidenti e autorità dell’ambito calcistico che ancora discutono animatamente – spesso attraverso i media – riguardo a un possibile ritorno in campo per terminare la stagione 2019/2020… “Discutere va anche bene, purché lo si faccia al telefono e lontano dai media e dall’opinione pubblica. Pianificare o quantomeno provare a farlo, non è sbagliato. Ma sapere se si tornerà a giocare, se lo si farà in estate o in autunno, con o senza pubblico, sono tutte questioni che passano in secondo e terzo piano ora come ora. Ripeto, bisogna solo pensare a coloro che soffrono. Punto. Oggi si lotta contro il virus e lo si deve battere, poi – una volta debellato - si potrà tornare a discutere di mille altri temi”.

Infantino, infine, ha voluto lanciare uno sguardo diverso alla situazione attuale, che forse sarà in grado di ridisegnare alcuni aspetti del mondo del pallone moderno: “Questa situazione relativizza molte cose, anche nel calcio, e ci riporta indietro ad alcuni valori essenziali: la solidarietà, l’essere squadra e il capire che alcuni eccessi attualmente considerati come “normali” non hanno nessun senso. Il calcio a noi piace perché si può essere campioni o scarponi, ma la gioia di stare in campo e i sorrisi sono le basi alle quali vogliamo tornare. Magari questa situazione ci farà rendere conto che col tempo siamo andati oltre a ciò che è ragionevole. E non parlo solo dell’aspetto finanziario. Questo è un discorso generale, legato al voler fare sempre di più, al voler esagerare ogni cosa, ecc… Forse vale la pena porsi qualche domanda e rivalutare alcuni aspetti del modo in cui si faceva calcio prima che scoppiasse la crisi attuale”.

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