
Jiri Novotny è tornato in Repubblica Ceca ormai da sedici giorni, ma per i primi quattordici non ha potuto avere contatti né con la sua famiglia, né con altri parenti o amici. Un momento difficile, dettato dal suo rientro in patria dopo diverse settimane trascorse in Ticino e dunque molto vicino all’Italia: “La salute viene prima di tutto e quando ho fatto ritorno in patria mi è stata intimata una quarantena preventiva molto restrittiva. Non è stato affatto facile, ve lo garantisco, ma da domenica sono potuto tornare a riabbracciare i miei bambini e mia moglie e ora le cose vanno molto meglio. Anche qui, come nel resto dell’Europa, sono in vigore diverse misure di prevenzione, ma la situazione è migliore rispetto a Paesi come Italia, Germania o Svizzera”.
Il tuo contratto è in scadenza e la tua avventura ad Ambrì potrebbe essersi conclusa senza postseason né saluti particolari, a causa del coronavirus. Ti dispiace?
“Ho capito subito che le cose sarebbero andate in quella direzione e per me l’annullamento del postseason non è stata una sorpresa. La salute, come ho detto, viene prima di tutto ed era semplicemente troppo pericoloso proseguire. Per quanto riguarda il mio futuro beh, recentemente ho avuto dei contatti con Luca Cereda e il suo staff, nonché ovviamente con Paolo Duca. Ci siamo sentiti e abbiamo avuto delle discussioni interessanti, ma al momento c’è ancora troppa incertezza attorno all’emergenza coronavirus per poter realmente parlare con cognizione di causa. Tutto resta comunque molto aperto”.
Hai 36 anni e sei reduce da un lungo infortunio che ti ha permesso di giocare soltanto otto partite nell’ultima stagione. Saresti disposto a tornare accettando il ruolo di quinto straniero, date queste premesse?
“In realtà è proprio di questo che abbiamo parlato e io accetterei di buon grado questa soluzione, specie dopo aver visto come il club mi è stato vicino quando ero fermo ai box lo scorso anno, avendo molta pazienza nei miei confronti. Conosco bene Cereda, il suo staff e Paolo Duca. So come operano e per loro avere cinque stranieri a disposizione significa davvero avere cinque opzioni valide, dalle quali attingere a dipendenza di situazione e avversario. Inoltre, lo abbiamo visto anche quest’anno, gli infortuni sono sempre dietro l’angolo. Resta però da vedere quanto margine di manovra avrà il club una volta terminata questa situazione d’emergenza”.
Dalle tue parole sembra però emergere una chiara volontà di tornare in Leventina…
“Esatto, la mia priorità è l’Ambrì e attenderò per vedere come si evolverà la situazione in casa biancoblù. Poi chiaro, se le cose dovessero andare in maniera diversa ho già un paio di opzioni aperte nella Extraliga ceca. In particolare con il club della mia città, il Motor České Budějovice, che farà ritorno nel massimo campionato dalla prossima stagione. Ho 36 anni e se non dovessi fare ritorno in Leventina, vedrei di buon occhio un’alternativa che possa permettermi di rimanere più vicino alla mia famiglia. Di smettere di giocare però, non se ne parla nemmeno perché – al netto del primo vero grande infortunio in carriera, patito lo scorso anno – mi sento ancora bene e ho tanta voglia di continuare. Anzi, ti dirò di più, ho già iniziato ad allenarmi a secco, in attesa di scoprire cosa mi riserverà il futuro!”.
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