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Test antidoping da rifare
Redazione
12 anni fa
Tanti studi, molte parole, quando basterebbe gestire i passaporti biologici

L'ormone della crescita e i suoi fattori derivanti hanno da tempo un ruolo di primo piano nel doping, e purtroppo la sospensione dei test di analisi negli ultimi periodi ne hanno di certo incentivato l'uso.

A tal proposito la Wada (World Anti-Doping Agency) ha inviato la scorsa settimana a tutti i centri antidoping un'informativa nella quale si invita a rifare test sui campioni conservati (le provette dei prelievi dovrebbero essere conservate per otto anni) alla caccia dell’ormone (HGH - Human growth hormone ndr), spesso utilizzato in larga scala proprio per la difficoltà di individuarlo nel fisico umano visto il breve tempo necessario a ridurre a metà la concentrazione o l’attività iniziale della sostanza dopante.

Cambiano i limiti insomma, una decisione presa dopo i recenti studi, che hanno convinto i responsabili a ridurre i limiti massimi oltre i quali la presenza di tale ormone nel fisico rappresenta una violazione del regolamento antidoping.

Sulla pericolosità dell’uso di questo ormone, che stimolando alcune funzioni fisiologiche, sopratutto nel campo del recupero da fatica e stress, potrebbe anche stimolare lo sviluppo di cellule tumorali dormienti in molti ancora non credono. Talaltri, che hanno 'goduto' delle consulenze di medici e preparatori dai nomi ormai noti, oggi tremano per il diffondersi di tumori da HGH.

Insomma la ripetizione dei test potrebbe evidenziare nuovi casi, anche se sarebbe piú semplice affidare i passaporti biologici degli atleti a un ente supremo che sappia gestirli in modo imparziale, a questo punto i margini d'azione per chi ancora si ostina ad utilizzare il doping sarebbero davvero ridotti al lumicino.

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