
Una volta disse: “Non cambierò gli allenatori come i calzini”. Oggi ha semplicemente aggiunto: “Quella frase non era un dogma”. Parole di Gabriele Giulini, presidente del Bellinzona, che oggi pomeriggio in una gremitissima sala stampa dello stadio Comunale ha presentato il quarto allenatore della sua era. Dopo Schällibaum, Cavasin e Morinini, ecco Carlo Tebi. Una scelta, parole di Giulini, che non ha riscontrato l’unanimità del Consiglio di Amministrazione granata. Ma, ripete il presidente, necessaria per dare una scossa a una squadra che nelle ultime partite è parsa priva di energie e con poco cuore. Insomma, per Carlo Tebi, che per la prima volta assumerà i panni di allenatore principale dopo una da vita da assistente, un compito che si preannuncia tutt’altro che semplice. “Sappiamo che si tratta di un campionato difficile, ma credo che questa squadra abbia le qualità per salvare il posto nella categoria. Il segreto? Bisognerà essere coesi, insomma un vero gruppo”. Lei è a Bellinzona da qualche mese: qual è il male di questa squadra? “Forse questa squadra ha avuto un po’ di paura in qualche occasione. Io vorrei vedere più coraggio”. Tecnicamente invece come la giudica? “Ha delle qualità, senza dubbio, ma anche delle lacune. E per superarle bisogna essere coesi”. Una vita da assistente: a 48 anni la grande occasione di fare l’allenatore. Come mai solo adesso? “Penso che nella vita si debbano assumere le responsabilità quando si è pronti. Io adesso sono pronto per ricoprire un ruolo come questo. Ho fatto tanta gavetta, sono anche preparatore fisico, sono laureato, e ho maturato tante esperienze all’estero. Ho tutti i patentini del caso e potrei allenatore in qualsiasi club del mondo. Inoltre ho lavorato a stretto contatto di gomiti con tecnici di prima grandezza. Un nome su tutti? Gigi Simoni, per tre anni”. Lei però a gennaio era arrivato come Direttore Tecnico: ora si ritrova in panchina. Strano no? “È vero, ho conosciuto il presidente e la squadra durante il ritiro di Roma in gennaio e da lì è partito tutto. Il presidente mi ha chiesto se potevo affiancare Lupo per occuparmi dei moltissimi contratti i scadenza. Poi le cose nel calcio vanno velocemente e ora eccomi qui a fare l’allenatore”. Cosa pensa di questo gruppo di giocatori? Trenta non sono troppi? “In effetti sono tanti e so che dovrò scontentare qualcuno, lasciandolo in panchina o tribuna. Ma le scelte non mi spaventano. Un allenatore è pagato per organizzare e decidere. Sarà importante riuscire a far sentire tutti importanti. È anche il segreto di Mourinho”. Tatticamente che Bellinzona vedremo? “Beh, questo è un segreto. Non voglio rivelarvi già tutto adesso, altrimenti tra dieci giorni poi non avrò più nulla da dirvi”. Del calcio svizzero cosa conosce? “In questi mesi ho visto tante partite e ho capito che è un calcio di qualità. Soprattutto a livello giovanile siete molto avanti”. A chi dice che lei conosce poco il nostro calcio? “Dico che in queste settimane ho fatto migliaia di chilometri e visto numerosissimo dvd. Penso di aver capito che tipo di calcio si gioca da voi”. [email protected]
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