
Contro lo Zurigo, ieri, per i bianconeri di Pier Tami è arrivata la sesta sconfitta in sette partite che significa ultimo posto in classifica in solitaria. Rispetto alle precedenti uscite il Lugano non è riuscito a produrre quel gioco mostrato nella prima parte della stagione. L’undici sceso in campo, come confermato dallo stesso Tami dopo la partita, è sembrato vuoto e privo di idee, tanto da faticare a reggere il ritmo imposto dai tigurini.
L’1-0 è arrivato in maniera fortunosa, il raddoppio ad opera di Michael Frey è stata la mazzata definitiva a livello mentale. Come detto, i bianconeri sembrano in piena evoluzione. Abbiamo provato a capire il perché con l’ex attaccante della Nazionale Kubilay Türkyilmaz.
Cos’è successo ai bianconeri? Fino a qualche settimana fa sembrava esserci un’idea di gioco e un’organizzazione, ora tutto sembra essere svanito…“Sono andati in confusione. Ma è difficile capire perché. Ieri sono sembrati vuoti e in casi simili ogni errore che fai lo paghi. In più ci sono stati anche alcuni episodi sfortunati. Anch’io ci sono passato, sia a Bologna sia con il Servette. Bisogna trovare una soluzione ma lo possono fare solo i giocatori e lo staff tecnico, insieme”.
Cosa dovrebbero fare i giocatori?"Difficile entrare nella loro testa. Ognuno di loro deve fare qualcosa, prima singolarmente, assumendosi ognuno le proprie responsabilità, senza nascondersi aspettando che la società faccia qualcosa”.
Ti è capitato di vivere una situazione simile durante la tua carriera?“Si, a Bologna ricordo che le cose non andavano bene e si vedeva che si aspettava che qualcuno facesse qualcosa (un giocatore fuori rosa oppure il cambio dell’allenatore). Quando ci sono queste situazioni ognuno pensa a sé stesso. Come in caso di vittoria c’è chi cerca di tutelare la sua immagine per prendersi i meriti, per ottenere un aumento oppure per potersi trasferire, quando le cose vanno male c’è chi si nasconde”.
Per certi aspetti sembra di essere tornati all’anno scorso con Manzo. Sfortuna, sconfitte, episodi a sfavore e l’autorità del mister che viene meno. Un déjà-vu?"Sì è come l’anno scorso. Però non ho la sensazione che i giocatori non seguano più il mister. Ora bisognerà capire come il presidente Renzetti vorrà far svoltare la squadra. Certo, esonerare l’allenatore è la soluzione più facile, può andar bene come può andar male”.
Quindi confermeresti Pier Tami? Oppure al Lugano servirebbe un ‘sergente di ferro’ come lo è stato Tramezzani lo scorso anno?“Esonerarlo non è la soluzione giusta. L’anno scorso ha funzionato ma credo che debbano trovare una soluzione tutti insieme. Bastano un paio di vittorie per svoltare e non dimentichiamo che sono i giocatori a scendere in campo e non l’allenatore. Fino a qualche settimana fa tutto andava bene. In queste due settimane dovranno resettare, prendersi le proprie colpe e ripartire, se fossi in loro farei una riunione con i compagni. In casi come questi la cosa giusta da fare è comunicare per capire cosa non va. Quella di Basilea sarà una partita stimolante da cui ripartire”.
“Un ‘sergente di ferro’ in panchina ha funzionato l’ano scorso, già quest’anno a Sion Tramezzani fatica”.
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