
Faceva freddo. Avevamo lasciato l'auto lontano chilometri dallo stadio e nelle ossa ci era già entrata quell'arietta pungente che non presagiva nulla di buono. Sai quelle sensazioni che ti senti nella pancia? Quando sai che avresti tutte le carte in regola per portare a casa il risultato che tutti vorrebbero ma dietro l'angolo c'è sempre quell'intoppo che ti frega? Ecco, erano proprio quelle le sensazioni che ci accompagnavano all'ingresso di quella che solitamente per tutti è la SwissporArena, addobbata a festa per l'occasione. Anche se, sotto sotto, il buon vecchio ottimismo non ci ha mai abbandonati. Tutti in piedi per gli inni nazionali, pronti partenza via, gol. Ma come? Cos'è successo? Nemmeno Elvedi se ne è reso conto. E tempo zero ecco che arriva anche il secondo gol. E il freddo improvvisamente aumenta. Insomma! Non dovevamo far dimenticare la brutta prestazione contro il Qatar? Qui a dire il vero si prosegue sulla falsa riga. Calma, non disperiamo. Il Dio del calcio aveva in serbo una bella sorpresa per noi rossocrociati ottimisti dal cuore tenero, che ancora sappiamo emozionarci per una Nazionale che quest'anno ce ne ha fatte vivere un po' di tutti i colori. E dopo il rigore di Rodriguez (bello spiazzare completamente Curtois eh?) qualcosa è cambiato. Non che improvvisamente la temperatura fosse salita, ma nell'aria si è percepita chiaramente una svolta. Sempre un po' con quel retrogusto di timore, perché l'impresa era lì, fornita su un piatto d'argento, ma al buffet volevano partecipare in tanti. Invece questa volta la scorpacciata ce la siamo fatta noi, dateci pure degli ingordi, che con 5 reti ci siamo aggiudicati l'accesso a queste benedette final four e finalmente possiamo dire, a testa alta, che la Svizzera è una squadra forte. Che non siamo solo in alto sulla carta, ma ce lo meritiamo. E se qualcuno avesse ancora qualcosa da dire, beh, cara Svizzera, sappi che sei piccola, ma sai essere grande.
Sere
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