
Giocare una finale del campionato del mondo di hockey contro i padroni di casa. Una cosa che potrebbe far tremare le gambe a molti giocatori, soprattutto se questi non erano tra coloro che ci si attendeva di vedere in pista. Stiamo parlando della Svizzera che a Stoccolma si è confrontata contro la Svezia. Una squadra che tra le sue fila può annoverare i gemelli Sedin, freschi eliminati dai playoff della NHL con Vancouver e che si possono considerare senza dubbio due degli attaccanti più forti al mondo.Tremare le gambe abbiamo detto? Nemmeno per sogno. Consapevoli dei loro mezzi i ragazzi di Simpson sono entrati in pista determinati a mostrare che le nove vittorie consecutive che li hanno portati alla finale non sono state casuali.Primo tempoGià dai primi minuti sono gli svizzeri che mostrano le cose migliori. Una pressione costante, che ha portato non poche insidie alla porta svedese con attacchi costanti e soprattutto ficcanti.Talmente ficcanti che al 4.45 è Roman Josi a portare in vantaggio la Svizzera con una bella azione personale con la quale ha superato Enroth. Josi finalizza il lavoro sporco di Bieber, che si è occupato di mettere fuori causa il difensore svedese nello slot. La Svezia non sta di certo a guardare e infatti al 8.42 è Gustafsson a pareggiare i conti. La Svezia, dopo un inizio balbettante, diventa sempre più intraprendente. È la linea dei Sedin che mette scompiglio tra le linee elvetiche, soprattutto in power play. Ed è proprio Henrik Sedin ad infilare il 2-1 all'11.38, in superiorità numerica. L'assist è del fratello Daniel. La Svizzera sembra aver subito il colpo. Squadra lunga e poco organizzata che presta il fianco agli svedesi che si rendono sempre più pericolosi. Un po' di nervosismo che costa anche penalità evitabili, come quella di 6 uomini sul ghiaccio al 13.44.Il primo tempo si conclude con la Svezia padrona del gioco. L'impressione è che gli svedesi ci credano di più. A Simpson il compito di ricaricare i suoi ragazzi.Secondo tempoSi riparte da dove ci si era lasciato alla fine del primo tempo, ossia con la Svezia che detta il ritmo. La Svizzera si rende pericolosa con qualche contropiede, ma nulla più. Gli scandinavi giocano in modo sistematico e ordinato. Imbrigliano la manovra elvetica e controllano gli spazi concedendo poco all'inventiva rossocrociata. Il disco raramente esce del terzo svizzero. Gerber è chiamato a dire "no" gli attaccanti svedesi a più riprese.A metà tempo la Svizzera si rifà vedere dalle parti di Enroth con qualche azione degna di nota. Dopo i primi dieci minuti finalmente gli elvetici riprendono coraggio e abbandonano l'atteggiamento passivo.I rossocrociati sfiorano la rete a più riprese durante un powerplay molto veloce. Pericoli che non si esauriscono con il rientro del giocatore svedese. La Svizzera c'è. Il tempo si conclude a reti inviolate. La Svizzera deve tornare ad essere più concreta, ma questa Svezia sembra solida. Molto solida. Terzo tempoSono gli ultimi venti minuti. Forse. La Svizzera deve recuperare una rete per perlomeno giocarsela all'over time o ai rigori. Esercizio non evidente quando allo stesso tempo si deve evitare di subire altri gol.La prima occasione arriva dopo circa tre minuti con la possibilità di giocare in superiorità numerica. Un powerplay più che discreto che porta qualche pericolo alla porta svedese, ma che si rivela sterile.Anche in parità numerica la Svizzera esercita una forte pressione nel terzo svedese. Ancora occasioni ma il disco non vuole saperne di entrare nella porta di Enroth.Ma è la Svezia a passare al 47.13. Un disco perso da V
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