
Questa sera (ore 20:30 alla Resega) gli Juniori Elite del Lugano si giocano l’accesso alla finale del campionato. In vantaggio 2 a 1 nella serie contro lo Zugo, i ragazzi di Christian Wohlwend e Lassi Laakso possono staccare uno storico biglietto verso l’atto conclusivo.
E alla mente dei più attenti sicuramente è già tornata la stagione 1997-98. In quell’annata i giovani bianconeri allora guidati da Serge Pelletier vinsero il campionato.
Sul ghiaccio in quella storica cavalcata c’era anche un giocatore che ha scritto la storia del Lugano: Julien Vauclair.
Al suo fianco tanti ragazzi che per diverse ragioni non hanno sfondato o hanno deciso di cambiare strada ma che quella serata la ricordano ancora come fosse oggi.
Uno di loro è Marco Rigoni, luganese attuale responsabile dei servizi presso la Clinica Sant’Anna di Sorengo e in passato già alle dipendenze dell’FC Lugano e dell’FC Sion, che ancora oggi si emoziona a ripensare a quel trionfo...
“Impossibile dimenticarsi la rete decisiva realizzata in inferiorità numerica ai supplementari” – inizia così Rigoni – “Il Kloten (l’altra finalista, ndr.) era forte, fortissimo, anche più di noi, giocava anche Benny Pluess (c'erano anche Reuille, Kostovic e l'ex biancoblù Martin Höhener, ndr.), ma il nostro era un grande gruppo. C’erano i giocatori giusti per giocare assieme. Credere di poter vincere il campionato per noi era quasi impossibile. Eppure ce l’abbiamo fatta.”
E i ricordi sono lì, indelebili... “All’epoca ero un ragazzino e ho fatto solo cinque o sei cambi ma quel giorno lo ricordo come uno dei più gioiosi della mia vita. Avevano addirittura aperto una discoteca solo per noi. Solo oggi, a distanza di 16 anni, mi rendo conto di quello che abbiamo fatto.”
A guidare i giovani bianconeri, c’era un giovane Serge Pelletier. “L’ho avuto come allenatore per 5 anni ma quello del titolo era il primo con lui. Io, giovincello che arrivava dai novizi, in lui ho subito visto grande stoffa e grande carisma. Si capiva che sarebbe arrivato in alto. E poi sono sicuro che anche lui si ricorda con piacere di questa vittoria: per ora è l’unico campionato che ha vinto.”
Se Pelletier è arrivato sino ai vertici del nostro hockey in NLA, molti di quei giovani giocatori la prima squadra non l’ha neppure mai assaggiata. Come mai? “Difficile dirlo – ci spiega Rigoni – A volte tutto dipende da dettagli. La filosofia del club poi era di vincere ad ogni costo e non si voleva investire tempo nel valorizzare i giovani, si sottovalutava il loro potenziale. Nel settore giovanile poi non c’era il livello di professionalizzazione che c’è oggi. Personalmente non so neppure bene perché ho smesso ma ho dovuto fare delle scelte ed è andata così.”
Oggi la situazione è molto cambiata... ”In fin dei conti i prodotti del settore giovanile costano meno e per chi cresce a Lugano vestire la maglia della prima squadra più che un obiettivo è un sogno. Oggi poi chi cresce nel club ha la speranza di arrivare in NLA e di restarci in pianta stabile. Una volta, anche se magari iniziavi ad inserirti nei professionisti, avevi la sensazione che prima o poi ti avrebbero parcheggiato in serie B...”
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