
Per la domenica di Pasqua Stanislas Wawrinka e Roger Federer non potevano fare regalo più bello ai tifosi elvetici.
L'ultima finale tra due giocatori svizzeri risaliva al 2000 quando, sulla rapida superficie di Marsiglia, un giovanissimo Federer si inchinò al terzo set contro Marc Rosset.
Dopo 14 anni la magia si è ripetuta sulla terra rossa di Montecarlo. Il numero 3 e il numero 4 al mondo, che da qualche mese a questa parte stanno tenendo altissima la bandiera svizzera, hanno dato vita a due ore e 13minuti di partita.
Tante le emozioni in gioco, da una parte la voglia di re Roger di andare a caccia di uno dei trofei che ancora gli manca nel palmares e riprendersi la terza posizione. Dall'altra Stan, che da poco è uscito dall'ombra del più grande giocatore di tutti i tempi, che ancora sta gestendo la vittoria del primo Grande Slam (contro i 17 di Federer) e che in carriera non aveva mai vinto un Master 1000.
Ma non solo, l'amicizia, il rispetto, il timore reverenziale. Tutte componenti che hanno condito questa finale che Wawrinka si è aggiudicato in tre set: 4/6 7/6 6/2.
Un primo set in cui Wawrinka ha sofferto l'esperienza del suo avversario e non è riuscito a spingere e a colpire la palla con la potenza che di solito caratterizza il suo gioco. Più la partita diventava calda, più il numero 3 al mondo si è sciolto e ha acquistato la fiducia necessaria per portare la finale al terzo set. Nella frazione decisiva Federer è apparso più stanco e meno incisivo; ne ha approfittato Stan che ha incrementato la dose di pallate rimanendo concentrato e preciso.
Wawrinka raggiunge così il settimo titolo in carriera e occupa attualmente il primo posto nella ATP race.
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