
Sono passati 25 giorni da quando Livio Bordoli e il Lugano si sono detti addio. Poche ore dopo il tecnico verzaschese si era già seduto sulla panchina dell'Aarau, i bianconeri invece hanno dovuto attendere di più per ricevere il definitivo sì di Zeman.
Questo pomeriggio abbiamo raggiunto al telefono il tecnico ticinese. Con lui non sono mancati gli spunti di discussione, a partire dalla sua nuova esperienza al Brügglifeld.
"Sta andando tutto bene, al momento abbiamo 14 giocatori sotto contratto ma presto ne arriveranno altri. Mancano ancora tre settimane al via del campionato e vogliamo fare le cose con calma."
Quel che è certo è che malgrado delle partenze pesanti (Andrist, Costanzo, Djuric, Feltscher, Gygax, Senger,...) il club vuole tornare presto in Super League anche se... "Il nostro obiettivo è essere in corsa per la promozione ma attenti perchè ci sono varie squadre molto ben attrezzate. Penso in particolare al Losanna che si è molto rinforzato ma anche al Neuchatel che ha dominato la Prima Lega Promotion. E poi occhio al Wil: sta per arrivare un gruppo di investitori turchi che vogliono fare le cose in grande."
E il Chiasso? "Ah si... Ci sono anche loro! Hanno finito alla grande e se continueranno così diventeranno pericolosi."
In più ora hanno in rosa anche gli ex Lugano Melazzi e Cortelezzi, due giocatori che Bordoli conosce bene. "Possono fare la differenza ma devono essere al centro del progetto. Sono due giocatori che soffrono la concorrenza. Io a Lugano dovevo fare delle scelte e ho puntato su Sabbatini e Rossini..."
Sabbatini e Rossini, due giocatori che fanno ancora parte dell'attuale Lugano. Ma Bordoli ripensa ancora al Lugano? Poteva forse andare diversamente? "Sono contento di quello che abbiamo fatto. La maggior parte del merito di quella promozione va data al nostro staff tecnico. Non ho la controprova ma credo che con un altro allenatore il Lugano non sarebbe arrivato in Super League. A giugno la squadra non era stata costruita per la promozione. Adesso qualcuno, che non ha meriti, è salito sul carro dei vincitori ma ormai...va sempre così..."
In definitiva continuare assieme era diventato impossibile. "Sarebbe stato possibile solo se avessi sentito la totale fiducia del presidente. Nell'ultimo mese questa fiducia, a causa delle sue sortite, è venuta a mancare. A quel punto era meglio separarsi."
Oggi la squadra è affidata ad un mostro sacro come Zeman. "Il boemo qui in svizzera tedesca non è molto conosciuto ma vedo che in Ticino ha portato una spaventosa ventata di ottimismo."
In questi primi giorni l'allenatore ceco sta mettendo alla frusta i suoi giocatori. "Zeman è Zeman e non lo si discute. Se li fa correre nessuno può neppure fiatare. L'avesse fatto un altro allenatore i giocatori sarebbero andati a piangere dal presidente. Con un altro si sarebbero già rivoltati. Con lui non si può, ed è giusto così."
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