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"Se il calcio si ferma, nessuno vorrà più i nostri giocatori"
"Se il calcio si ferma, nessuno vorrà più i nostri giocatori"
"Se il calcio si ferma, nessuno vorrà più i nostri giocatori"
Redazione
6 anni fa
Il presidente dei procuratori Christoph Graf lancia l'allarme: "Sarebbe un danno economico per le nostre società"

Christoph Graf, presidente dei procuratori svizzeri ed ex capo redattore sport del Blick, è intervenuto ieri sera a Fuorigioco at home fornendoci un punto di vista, forse sottovalutato, che potrebbe creare un ulteriore danno economico alle nostre squadre. A lui abbiamo innanzitutto chiesto cosa ne pensa della riduzione degli stipendi ai giocatori: “Dico che sicuramente in una situazione come quella attuale bisogna dimostrare solidarietà. Ma quello che accaduto con il virus non è certo colpa dei giocatori, non solo loro quindi devono pagare lo scotto.”

Hnat Domenichelli, direttore sportivo del HC Lugano, qui da noi ha lanciato un monito. Se non accetterà una riduzione per i prossimi 6/10 mesi si potrebbe avere una decuratazione dei salari per i prossimi 6/10 anni, cosa ne pensa?“Realista, ma devono rinunciare fino al momento in cui tutto ripartirà. Poi si dovrà tornare alla situazione che c’era prima.”

Secondo una nota stampa 2 su 3 giocatori di calcio non vorrebbero giocare, le sembra un dato reale?“Io sono rimasto molto sorpreso quando ho letto la notizia, ma lo studio non rappresenta i giocatori importanti, sono molto scettico. Tra di noi agenti abbiamo parlato e nessun giocatore non vuole giocare. Io ho dei dubbi rispetto a questa notizia. Non è un’indagine rappresentativa.”

Il 29 maggio i vertici del calcio decideranno se riprendere il calcio oppure no, pensa che sarà una negoziazione complicata?“Sarà una battaglia aperta, prima i club volevano soldi dal parlamento e non è avvenuto. Io sono stato uno dei primi a dire che lo sport è importante, ha un valore educativo e sociale. Senza calcio e senza partita live la vita è un po’ più triste, e vale anche per l’hockey. Io direi che se giocassimo in giugno e luglio potremmo anche provare a vendere in diritti del campionato ad altre nazioni, dove non si gioca. La gente ha bisogno di sport, di calcio e ci guarderebbe. Sarà una battaglia ma credo che alla fine si giocherà. Pensate che questo è anche il momento più importante per lo scouting per chi ad esempio dal nostro campionato vuole fare il salto in Bundesliga. Un Mbappé non ha bisogno di mettersi in mostra, ma uno dei nostri sì. Certo c’è un rischio e un costo per le società ma devono pensare che i loro giocatori, soprattutto svizzeri, perdono di valore e non hanno mercato in un grande mercato di calcio.”

Lei ha riscontrato delle differenze di approccio alla questione salari tra giocatori giovani e i loro compagni diciamo con più esperienza?“Sono reazioni individuali, ma i giovani che non hanno grandi contratti se gli togli il 10% di 8.000 franchi non sentono la differenza. Ma se vai al Basilea da giocatori più esperti loro certo non vogliono dare soldi che poi restano sul conto del presidente. I giocatori vogliono sapere a cosa servono quei soldi che non percepiscono. Possono essere pronti a fare un sacrificio ma che serva alla situazione.”Fuorigioco tornerà lunedì 11 e mercoledì 13 maggio in diretta su Teleticino alle 19,00. In studio Patrick Della Valle e i suoi ospiti collegati in diretta su Skype.

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