
Il classico fulmine a ciel sereno: Alex Schwazer non avrebbe superato un esame. La sua non negatività da stamattina trova ampio spazio sulle pagine dei portali sportivi.
Molti saranno ancora increduli, delusi, qualcuno un ghigno se lo sarà lasciato sfuggire. Luciano Barra in primis, regista del salto truccato di Giovanni Evangelisti a Roma nel 1987 ma per questo mai radiato dalla Federatletica italiana grazie alle sue amicizie nella destra romana dell'allora Msi e nella Dc di corrente andreottiana. Barra negli ultimi mesi aveva più volte chiesto di non far gareggiare Schwazer a Roma durante gli ultimi mondiali a squadra.
Nessuna antipatia nei confronti del sudtirolese, presumiamo con una certa sicurezza, solo un attacco al nemico di sempre quel Sandro Donati che, dopo aver scoperchiato il citato 'caso Evangelisti' e il doping di stato praticato in Italia all'epoca del laboratorio di Ferrara gestito da Francesco Conconi, mise in ginocchio il nebiolismo e tutto un sistema che a sud del Canton Ticino permise per anni di ottenere importanti risultati a livello mondiale.
Schwazer, possiamo dirlo con assoluta certezza, è attualmente l’atleta più controllato al mondo: i suoi dati biologici vanno ben oltre i parametri previsti dal passaporto. I frequenti test antidoping ai quali è sottoposto ci possono fornire una precisa definizione dei suoi valori, ogni sbalzo, anche di poco superiore al consentito lo inchioderebbe. I suoi parametri non possono variare fossero di poco superiori al consentito. Il marciatore è inchiodato a valori ormai stabiliti che non possono variare se non nella normale fisiologia di ogni soggetto umano.
Tra meno di tre ore la parola passerà a Schwazer e al suo staff, noi per adesso preferiamo aspettare.
Una storia che fa male allo sport, come quella dell'ostacolista Anna Maria Di Terlizzi, allenata guarda caso da Donati. Nel 1997 fu trovata positiva a un test, negativa alle controanalisi, primo caso nella storia dell'antidoping. Un'equipe coordinata dal chimico Francesco Botré, espressamente voluto da Donati stesso con l'appoggio del direttore della Gazzetta dello sport Candido Cannavò e dal suo pari a Tuttosport Gianni Minà, svelò uno dei peggiori imbrogli dello sport italiano, presto archiviato e messo a tacere.
Stefano Sala
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