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Ricordando il 5 aprile
Redazione
14 anni fa
A distanza di 13 anni - ma guardando al futuro - riviviamo il titolo bianconero alla Valascia con Vicky Mantegazza e Filippo Lombardi

Sono le 18.17 di lunedì 5 aprile 1999. Alla Valascia il bianconero Régis Fuchs insacca la rete che chiude definitivamente la serie a diciotto secondi dalla sirena finale. Il Lugano è campione svizzero. L’Ambrì, che ha dominato la regular season, è sconfitto tra le mura di casa. Oggi, a distanza di 13 anni, riviviamo quel giorno con i ricordi degli attuali presidenti di Lugano e Ambrì. Ma con lo sguardo rivolto anche al futuro.Vicky Mantegazza: “Quel pomeriggio e quella notte sono stati interminabili” Oggi tanti tifosi del Lugano si scambiano gli auguri per il 13esimo avversario del titolo conquistato alla Valascia contro l’Ambrì Piotta. Sui vari blog bianconeri non si contano gli sfottò. Come pure i tanti “io c’ero”. Cosa vuole dire per lei il 5 aprile? “Naturalmente per ogni tifoso bianconero - ci spiega Mantegazza -  il 5 aprile è una di quelle date che non si possono scordare! Insomma alzare la Coppa in casa del rivale di sempre è qualcosa che lascia il segno! Se chiudo gli occhi ci sono ancora un sacco di immagini che mi tornano alla mente… in primis Regis Fuchs in ginocchio con le braccia alzate proprio sotto alla Sud. Purtroppo però il 5 aprile di due anni fa il grande amico Tiziano Muzio ha perso la vita sotto ad una maledetta valanga e quindi ora questo giorno si può dire che sia tinto di bianco e di nero….ovviamente il mio pensiero va anche Tiz”. Lei dov'era quel giorno di 13 anni fa? “Ero, praticamente, sui tavoli del Ristorante della Resega con mio papà, mio fratello e tanti amici! Infatti non vado alla Valascia da tanti anni, dopo che durante un derby mi è stato fatto capire da parte di tifosi biancoblu che sarebbe stato meglio se fossi rimasta a casa. Quel pomeriggio e quella notte sono stati interminabili”. Quando, secondo lei, a Lugano ci potrebbe essere un altro titolo di campioni svizzeri da festeggiare? “Intanto di titoli ne abbiamo festeggiati sette e non solo uno! Nell’era playoffs restiamo ancora la squadra più titolata: quando e se ne arriveranno ancora è difficile da dire, ma la fame non manca di sicuro”. Larry Huras, anche per caricare l'ambiente, dice che arriverà tra due anni... “Larry è un vincente, esattamente come me, ma nello sport niente ti viene regalato e per raggiungere un titolo ci sono tantissimi fattori che devono quadrare. Noi ci proveremo….” Filippo Lombardi: “La vita è fatta di vittorie e sconfitte” Cosa vuole dire per lei il 5 aprile? Dov'era quel giorno di 13 anni fa? “In tribuna oro alla Valascia - ricorda Lombardi - con mio figlio Giovanni. Mi ricordo che la cosa che più mi diede dispiacere fu la sua delusione, non la mia. Noi grandi sappiamo che la vita è fatta di vittorie e sconfitte, e che i rapporti di forza – sportiva, finanziaria, politica, professionale… – difficilmente si modificano, salvo per un raro colpo di fortuna. I ragazzi non lo sanno ancora, ed è per loro che mi batto per ridare un futuro all’Ambrì. Voglio che i nostri ragazzi tornino a sperare e a sorridere!” Il Lugano, secondo lei, potrebbe presto festeggiare un altro titolo di campione svizzero? “Se indovina la stagione e soprattutto la fase play-off – come quest’anno a sorpresa lo Zurigo – sicuramente sì. E ne sarei contento, perché – da ticinese che da 12 anni si batte contro le maggioranze a Berna– mi stanno soprattutto a cuore il Ticino e lo sport ticinese nel loro insieme. Ogni successo ticinese è importante per guadagnare qualche millimetro di considerazione in più a livello federale. Lo sento benissimo, nei corridoi di Palazzo come nei rapporti con la gente!” E l’Ambrì potrebbe un giorno rigiocare una finale? O vincere il titolo? “L’obbiettivo DEVE essere quello, ma qui la str

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