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Renzetti: “Bisogna tirare una riga sulla stagione in corso”
Renzetti: “Bisogna tirare una riga sulla stagione in corso”
Renzetti: “Bisogna tirare una riga sulla stagione in corso”
Redazione
6 anni fa
Il presidente del FC Lugano è intervenuto nell’ambito di Fuorigioco @ home: “Meglio ripartire con un nuovo campionato. Lo stadio? Si sta facendo un gran casino per niente"

Il presidente del FC Lugano, Angelo Renzetti, questa sera è intervenuto nell’ambito della trasmissione “Fuorigioco @ home”, trasmessa sulla pagina Facebook di Teleticino. Il numero uno dei bianconeri ha espresso la sua opinione su svariati temi. In primis l’incertezza generale che sta attanagliando tutti, calcio svizzero compreso: “Per me l’unica via percorribile è quella di dare finalmente delle certezze a tutte le parti coinvolte. Al momento attuale ne abbiamo una, ovvero l’indennità per lavoro ridotto, tutto qui. Per come la vedo io, la soluzione migliore sarebbe quella di archiviare definitivamente il campionato in corso tirandovi sopra una riga e ripartire – quando sarà possibile – con una nuova stagione. In questo modo si potrebbero finalmente fare calcoli e pianificazioni a ragion veduta. Servono decisioni estreme in casi come questi, è necessario. Continuare a sperare di riprendere significa mettere sul piatto 5-6 problemi extra e incognite – tra stadi vuoti, costi aggiuntivi, contratti dei giocatori, ecc… - che fanno sembrare i mancati introiti dei diritti televisivi (qualora si terminasse invece qui la stagione) una bazzecola. Le squadre che normalmente hanno già altre difficoltà, si troverebbero in una situazione anche peggiore e per me questo è assurdo, come è assurdo che ad oggi non vi siano certezze”.Bisognerebbe però determinare come gestire il discorso legato a promozioni, retrocessioni e partecipazione alle coppe europee: “Questo è il problema minore – ha continuato Renzetti – Basterebbe avere un po’ di buon senso, pensando ad esempio ad aumentare da 10 a 12 il numero di partecipanti al campionato di Super League, premiando le prime due di Challenge League. Personalmente trovo che di fronte a una pandemia simile, parlare di queste tematiche sia poi piuttosto relativo. Ora servono certezze assolute, come decidere se continuare un campionato o concluderlo. Quelli citati poc’anzi sono invece problemi secondari”.

Riguardo all’eventualità di disputare un’intera (prossima) stagione a porte chiuse, il numero uno bianconero è piuttosto aperto: “Si può fare, basta prendere delle decisioni e poi uno si prepara. Io sarei pronto. Certo, bisognerebbe organizzarsi con delle idee, rivedendo il budget e preparandosi ad affrontare situazioni nuove. Io trovo che il tempo che abbiamo a disposizione in questo momento lo si potrebbe utilizzare bene in quest’ottica, trovando delle soluzioni”.

Altro capitolo spinoso è il mercato e il possibile rinnovo del tecnico Maurizio Jacobacci: “Credo che andremo avanti con lui, perché siamo contenti del suo operato e perché – considerando le difficoltà economiche che dovremo affrontare – dobbiamo tener conto del fatto che abbiamo già mezzo allenatore ancora iscritto a libro paga. In generale, comunque, è ovvio che siamo preoccupati per il mercato. Abbiamo rinnovato con Mattia Bottani e siamo in discussione con altri giocatori, ma per i motivi che vi ho citato prima è difficile muoversi, senza certezze”. E sulla possibile maggiore attrattività della Svizzera e del Ticino in seguito alla pandemia, così come su un possibile cambiamento nel modo di fare business nel mondo del calcio, Renzetti resta cauto: “Da 66enne ho vissuto diverse crisi e situazioni d’emergenza. Dopo 3-4 mesi di normalità, tutto di solito torna come prima. L’uomo da questo punto di vista è un po’ animale e dunque non mi aspetto grandi cose”.

Il presidente del club bianconero si è poi scatenato sul tema stadio: “Si sta facendo un grande casino per niente, non esiste parlare di ritardi in un momento dove c’è bisogno di dare lavoro alle persone. Io però non ci sto, ho dato dieci anni al FC Lugano pagando più di mezzo milione di tasca mia per poter giocare nel vecchio stadio e non resto in balìa dei giochini politici: andrò fino in fondo”. Ritardi che per di più, legati al voto e non alla costruzione in sé: “Sono anni che si prende tempo. Tutte le squadre di Super League hanno uno stadio consono, mentre noi siamo ridicoli. Andiamo in giro per l’Europa come dei barboni e ci ridono dietro. Lugano è una città importante sotto diversi punti di vista non soltanto a livello svizzero; questa situazione è inaccettabile. Il problema è che la politica è in mano a gente che non è vicina al campo, ma che invece è molto legata ai propri interessi. In questo momento bisogna creare lavoro e questo lo fanno i privati, non il comune. Quando succedono queste cose ho la sensazione che le dinamiche non vanno nella giusta direzione”.Insomma, un tasto dolente in un momento che invece – per stessa ammissione del numero uno bianconero – nonostante quanto sta accadendo su diversi altri fronti, è positivo quantomeno in ottica cessione societaria: “Questa è una serata nella quale poter essere contento da questo punto di vista. Ho due possibilità sul tavolo, che non si sono ancora concretizzate anche a causa del coronavirus. Io però ho una certa etica per queste cose ed è giusto che simili discussioni siano per il momento messe in secondo piano, poi torneremo a parlarne”.

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